«Peggio che peggio.» J. G. sbadigliò. «Mi pare che il caldo vada aumentando.»
«Pare anche a me» convenne Ellery.
Il signor Pettigrew si appoggiò all’indietro contro lo schienale della poltroncina girevole e, con uno stuzzicadenti d’avorio, tolse un frammento di pollo che aveva tra i denti, poi l’esaminò con attenzione.
«Il problema degli alloggi è grave. Sissignore. La gente affluisce in questa città di continuo. Molti vengono a lavorare negli stabilimenti. Aspetti un minuto!» Il signor Queen aspettò, mentre J. G. toglieva delicatamente dallo stuzzicadenti il frammento di pollo. «Signor Smith, lei è superstizioso?»
Queen lo guardò allarmato.
«Veramente no.»
«In tal caso…» cominciò J. G. rischiarandosi in volto, ma si fermò. «Che mestiere fa? Non che questo cambi molto le cose, ma…»
Ellery esitò un attimo.
«Sono uno scrittore.»
Pettigrew spalancò gli occhi.