«Lei è diverso!»
Suo malgrado, il signor Queen provò una sensazione di piacere. Ma la sua voce rimase impersonale.
«In ogni caso lei dovrà diventare una succursale dei miei occhi e delle mie orecchie, Pat. Resti vicina a Nora il più possibile, senza sollevare i suoi sospetti. Tenga d’occhio Jim, senza averne l’aria. Mi riferisca tutto quel che accade. E non appena le è possibile, mi faccia partecipare alle riunioni di famiglia. È chiaro?»
«Stavo comportandomi da sciocca» fece Pat, alzando il viso sorridente verso l’investigatore. «Ora le cose non sembrano più tanto terribili. È così riposante stare con lei, sotto questo albero, al chiaro di luna… lo sa di essere bello, Ellery?»
«E allora, accidenti» ruggì una voce maschile nel buio «perché non lo baci?»
«Carter!»
Pat si nascose contro il tronco scuro di un olmo. “Che faccenda assurda!” pensò il signor Queen.
«Non puoi negare che sia bello!» affermò la voce di Pat che veniva dall’albero. Ellery sorrise tra sé.
«Mi hai mentito!» gridò Carter, che apparve finalmente in luce a testa nuda, con i capelli tutti arruffati. «Non ti nascondere, Pat!»
«Non mi nascondo» ribatté Pat in tono petulante. Avanzò, e i due giovani si piantarono l’uno di fronte all’altra, guardandosi con aria dispettosa. Il signor Queen li osservava in silenzio, divertito.