In quel momento squillò il campanello. «Il postino; scusate un attimo.»
Il giovane si alzò e si diresse alla porta. Lo udirono parlare col vecchio Bailey; poi la porta si richiuse, e i suoi passi risonarono strascicati come se stesse sfogliando la corrispondenza mentre ritornava. Finalmente apparve nel loro campo visivo. Era pallidissimo in viso, e fissava attonito una delle molte buste che il postino gli aveva appena consegnato. Dopo un attimo d’esitazione, girò su se stesso e corse su per le scale. Poco dopo si udì una porta sbattere. Pat alzò gli occhi.
«Su, avanti, mangi!» comandò Ellery, avviandosi in punta di piedi verso la tromba delle scale. Dopo un istante ritornò in sala da pranzo. «È in studio, credo. L’ho sentito chiudere la porta a chiave… No, non adesso! Ecco Nora.»
«Dov’è Jim?» domandò la sposina mentre serviva le uova alla sorella.
«Di sopra» fece Ellery, afferrando un crostino.
Jim riapparve in quel momento in cima alle scale; era sempre pallido, ma perfettamente padrone di sé. Portava il cappotto, e aveva in mano varie lettere chiuse.
«Jim, c’è qualcosa che non va?»
«Non ho mai visto una donna così sospettosa!» rise Jim. «Che cosa dovrebbe esserci accaduto? Mamma mia, devo andare!» esclamò poi baciando la moglie. «Eccoti la posta. La solita roba. Be’: arrivederci, Pat; arrivederci, Smith!»
Poco dopo, Ellery si allontanò con la scusa di fare una passeggiatina nei boschi. Mezz’ora dopo, Pat lo raggiunse. Si guardava continuamente attorno come se avesse paura d’essere seguita.
«Mamma mia!» esclamò. «Credevo che non sarei mai riuscita a liberarmi di Nora.»