Pat arrivò di gran carriera insieme con Alberta e con le uova.
«Nora!» esclamò come se nulla fosse accaduto. «Non potresti regalare qualche uovo a una povera ragazza che muore di fame? Buongiorno, Jim; salve, Ellery; non crediate che Ludie non mi avesse preparato la colazione. Me l’aveva preparata, e ottima anche. Ma io non ho potuto resistere alla tentazione di curiosare nel nido dei due colombi…»
«Alberta, un altro coperto» ordinò Nora, sorridendo a Pat. «Dio mio, quante chiacchiere al mattino! Ellery, si accomodi. Dal momento che la luna di miele è terminata, mio marito non si alza più per i miei familiari.»
Jim spalancò gli occhi.
«Non crederci, cognatina!» esclamò, sorridendo. «Lo sai che sei cresciuta? Fatti vedere; mamma mia, che bella ragazza! Smith, la invidio. Se fossi uno scapolo…» Ellery vide una nube oscurare il viso di Nora.
Pat continuò a chiacchierare. Non era una buona attrice, e non riusciva a guardare Jim negli occhi. Però si sforzava di mettere in pratica le istruzioni, nonostante i suoi dispiaceri personali…
Ma Nora era superba. Si, Pat aveva ragione. Nora aveva deciso di non pensare alle lettere e alle loro orribili implicazioni.
«Vado io a prepararti le uova, cara» fece in quel momento Nora, rivolta a Pat. «Alberta le prepara meravigliosamente, ma non può sapere che a te piacciono bollite per quattro minuti esatti. Scusatemi.»
Nora lasciò la stanza da pranzo e raggiunse la cameriera in cucina.
«Quella Nora! È una vera donna di casa» commentò Jim con un sorriso.