«Sissignore» convenne Pat con aria infelice.

Il baule di Rosemary Haight arrivò il giorno quattordici. Il signor Queen, che stava prendendo il fresco sotto il portico di casa Wright, vide Steve Polaris, il camionista del paese, caricarselo sulle spalle ed entrare in casa di Nora. Un minuto dopo, il giovane uscì accompagnato da Rosemary che indossava una straordinaria vestaglia rossa, bianca e blu. Sembrava un cartellone pubblicitario. Ellery vide Rosemary firmare il libro di ricevute di Steve e rientrare in casa. Steve s’incamminò giù per il vialetto.

«Pat» fece Ellery ansiosamente. «Conosce bene quel camionista?»

«Steve? E come no!»

Steve gettò il libro di ricevute sul suo autocarro e fece per risalirvi.

«Allora me lo distragga in qualsiasi modo… lo baci, lo abbracci, faccia la danza dei sette veli ma lo porti lontano da quel camion per un paio di minuti!»

Pat balzò immediatamente in piedi, gridando: «Steeeve!», e scese di corsa i gradini del portico. Ellery la seguì d’un balzo. Sulla collina non c’era nessuno in vista.

Mentre Pat, tutta sorrisi, passava un braccio intorno alle spalle di Steve spiegandogli qualcosa del suo pianoforte, e trascinava il giovanotto, tutto ringalluzzito, verso casa sua, Ellery con un gesto furtivo s’impadronì del libro di ricevute e cominciò a sfogliarlo attentamente… Quando Pat riapparve con Steve, il signor Queen stava osservando i boccioli morenti dell’aiuola di zinie di Hermione, con l’accorata tristezza di un poeta. Passando, Steve gli lanciò un’occhiata ironica.

«Ora dovrà di nuovo trasportare il piano al suo posto» fece Pat mentre il camion si allontanava rombando. «Mi dispiace, ma non sono riuscita a trovare una scusa migliore.»

«Avevo torto» borbottò Ellery.