«Il che ci lascia al punto di prima» osservò Pat seccamente.

«No» fece il signor Queen con un pallido sorriso. «Prima pensavamo che quella signora fosse la sorella di Jim. Ora lo sappiamo per certo. Anche la sua mente primitiva può avvertire questa distinzione, Watson?»

Più a lungo Rosemary Haight rimaneva a casa di Nora, e più inesplicabile diveniva il suo contegno. Jim era sempre più impegnato alla banca; a volte non tornava nemmeno a casa per pranzo. E varie volte il suo modo di fare ridusse Nora in lacrime, che la sposa versava, come venne riferito al signor Queen dalla sua spia favorita, nel segreto della sua stanzetta. Con Pat ed Hermione, Rosemary era meno esplicita. Ma continuava a darsi tali e tante arie di superiorità, che le due signore Wright si seccarono e cominciarono a ripagarla di uguale moneta.

Tuttavia Rosemary continuava ad abitare dagli sposi.

«Che ne pensa di quella donna?» domandò Pat al signor Queen mentre questi l’accompagnava in macchina verso la città bassa. «A me pare che quella sua pigrizia da pantera sia tutta una commedia. Sotto sotto è fredda e dura come l’acciaio. È una donna da poco. Non le pare?»

«È terribilmente bella» rispose Ellery evasivamente.

«È una divoratrice di uomini» rimbeccò Pat, e dopo un po’ soggiunse: «Cosa ne pensa di tutta questa faccenda, Ellery? Della condotta di Jim, di Rosemary, delle lettere?…»

«Non ne penso nulla» fece Ellery. «Almeno per ora.»

«Ellery, guardi!»

La macchina stava avvicinandosi a un vistoso edificio bianco, a un piano solo, sui cui muri una lunga teoria di diavoli e diavolesse danzava una sarabanda sfrenata, mentre dal tetto uscivano fiamme appuntite di lamiera dipinta. L’insegna al neon, spenta in quel momento, indicava che quello era l’“Allegro Inferno” di Vic Carlatti. Davanti al locale era ferma una piccola automobile.