«Pat» balbettò Nora «non lo fare.»
«Ma Nora…»
Nora spalancò gli occhi. Aveva un’espressione febbrile.
«Non voglio il dottore» disse fra i denti «non voglio che nessuno ficchi il naso negli affari miei. Cosa devo fare per farvelo capire! Io… sto bene. Sto benissimo.» Nora si morse le labbra, poi continuò con grande sforzo: «E ora per favore andatevene, andatevene. Se domattina mi sentirò meglio vi raggiungerò con Jim all’albergo…».
«Nora» fece John schiarendosi la voce «è ora che tu ed io abbiamo una conversazione a quattro occhi, alla moda antica…»
« Lasciami in pace! » urlò Nora.
Lentamente tutti uscirono dalla stanza.
Il mattino di Natale Ellery e Pat andarono all’albergo di Bill York a ritirare i doni e li riportarono a Wrightsville. Hermy passò la giornata in camera sua, Pat preparò una specie di pranzo di Natale con dell’agnello avanzato e una scatola di marmellata, ma sua madre si rifiutò di scendere e John, dopo aver ingoiato un paio di bocconi, depose la forchetta e dichiarò che non aveva fame. Pat ed Ellery mangiarono soli. Subito dopo andarono a trovare Nora. A pianterreno, Rosmary Haight, accoccolata su un divano, leggeva una rivista di moda mordicchiando cioccolatini. La bellezza stracittadina rispose alle loro domande in modo sbrigativo. Jim e Nora avevano avuto un’altra lite. La sposa stava bene, era ancora debole, ma in via di guarigione. Lo sposo era scappato a gambe levate. Dio, che noia passare il Natale in una cittadina come Wrightsville! E, dopo questo commento petulante, Rosemary tornò con ostentazione alle pagine della sua rivista.
Pat corse al piano superiore per vedere sua sorella. Quando scese, fece un cenno a Ellery, e il giovane la condusse fuori in fretta. Mentre varcavano la soglia della casa di Nora, Pat si asciugò gli occhi.
«Ellery, Nora mi ha fatto paura. Mi ha scaraventato un libro addosso!»