—Ma adesso che ci penso, dimmi un poco, come mai io ti trovo qui fungendo le funzioni di portinaja mentre il tuo posto dovrebbe essere disopra, presso l'illustrissimo signor conte? Mi vedrei io forse costretto con mio malanimo richiamarti al dovere, farti conoscere dico… le incombenze che gravitano ad una camerista saggia e devota?
—Oh la non s'inquieti signor maggiordomo, rispose Marta con un po' d'ironia, s'io mi fermo quì gli è col permesso del signor padrone.
—Ah, se la cosa è legale io non parlo più, disse Nicodemo cercando ancora colla bocca il suo primiero sorriso che gli riuscì questa volta un po' più malizioso.
—Ma sai dico… che se' bella Martina? Hai un visetto molto significante!
—Cosa vuol dire questo? domandò la servetta meravigliata.
—Vuol dire ch'io sento in me un ardentissimo desio di deporre per un istante l'autorità di tuo superiore per confavolare teco confidenzialmente, come si farebbe dico… fra pari e pari.
—Signor maggiordomo, io non capisco niente.
—Intendo; quei molti preti e pellegrini ond'io so condire il mio discorso proibiscono al tuo cervello grossolano ed incivilito di comprendermi. Ebbene mi farò più volgare.
—Sarà forse meglio signor maggiordomo.
—Dunque ascolti Marta?