—E mi dica, a quando il primo colloquio?

—Magari anche subito.

—Subito ha detto? Lo piglio in parola, saltò su Bastiano battendo ingenuamente le mani. Erminia è appunto sola nella sua cameretta, a lei adunque! non le mancheranno pretesti per introdurvisi.

—Lasciate fare a me e novello Cupido, senza che se ne accorga, saprò ben io piantarle la mia freccia nel bel mezzo di quel nido d'amore che si chiama, dico… cuore.

—Ma adagio però e con prudenza.

E Nicodemo con quella fiducia in sè stesso che hanno tutti gli sciocchi salì nella cameretta di Erminia.

La bella giovinetta sempre sofferente stava seduta al tavolino beandosi nella lettura di quei versi soavissimi che Petrarca scrisse nel suo Canzoniere.

Il maggiordomo bussò leggermente alla porta indi si fece avanti col cappello in mano ed inchinandosi con ossequiosa riverenza.

Erminia gli fissò in volto i suoi grandi occhi celesti e non lo conobbe; si alzò pertanto leggermente imbarazzata e mosse un passo verso il nuovo arrivato.

Nicodemo compose le labbra al suo solito sorriso e piantandosi ritto davanti alla giovinetta incominciò: