CAPITOLO X.

Una volta fra dodici apostoli appena
si trovava un Giuda; adesso fra
dodici uomini undici sono traditori
ed il dodicesimo un po' tarlato.
GUERRAZZI.

All'indomani papà Gervaso si reca a Porta Tosa nel palazzo del conte
Renato Sampieri.

La fisonomia del vecchio sembra aver deposto quel primitivo carattere di semplicità per assumere un'aria dignitosa, pressochè imponente.

Cammina a stento sempre travagliato dalla sua gamba inferma ma il portamento ha qualche cosa di nobilmente austero.

Entra nel palazzo Sampieri e prende da solo l'ampio scalone che conduce agli appartamenti.

Il suo sguardo gira all'intorno colla compiacenza di chi osserva oggetti ricchi di memorie ed il cuore gli batte palpiti precipitosi.

Dà il suo nome ad un servo ed attende in anticamera d'essere ammesso alla presenza del conte.

Ma il servo ritorna dicendo che per essere affatto sconosciuto il nome di papà Gervaso all'illustrissimo signor padrone egli lo prega a voler dichiarare che cosa abbisogni da lui.

Il rossore dell'indignazione colorisce lo guancie del vecchio, trae un biglietto su cui scrive poche parole, indi porgendolo al servo gli dice in tuono che non ammette osservazioni: