—Consegna questo al tuo illustrissimo signor padrone; ti attendo qui.

Il servo parte e non va molto che comparendo tutto rispettoso guida
Gervaso nel gabinetto del conte.

—Ah, non mi sono ingannato; mormora il vecchio.

Il conte Renato Sampieri era un uomo in sui cinquant'anni grande e bello nella persona.

Stava seduto al tavolino cogli occhi fissi sul biglietto consegnatoli dal servo; vi si leggeva in volto un turbamento mal dissimulalo ed una grande sorpresa.

Gettò su Gervaso uno sguardo penetrante, indagatore, indi con affettata freddezza esclamò:

—Voi mi renderete ragione del nome ridicolo che mi avete dato;—e gli mostrava il biglietto.

—Quel nome mi valse però l'abboccamento ch'io chiesi invano al conte
Renato Sampieri.

—Ho voluto veder in faccia chi s'introduceva in tal modo in casa mia.

—Eccovi adunque soddisfatto. E Gervaso si piantò diritto davanti al conte, calmo, freddo, imponente.