—Infine cosa volete da me? proruppe il conte alquanto sconcertato.
—Farvi una sola domanda.
—Sentiamo.
—È veramente al conte Renato Sampieri ch'io parlo in questo istante?
—Disgraziato! sclamò il conte arrossendo d'ira e girando attorno gli occhi quasi per accertarsi che nessuno aveva udito quella inchiesta.
—Rispondete! insistè Gervaso senza scomporsi.
—Voi siete qui nelle mie mani, badate! le vostre parole vi possono costare la vita.
Ed una truce espressione di sdegno si posò per un istante sui lineamenti del conte.
—Sono minaccie codeste che vi tradiscono, rispose Gervaso; se voi foste veramente quello che vi fate credere dopo il biglietto che vi ho scritto, dopo quello che vi dissi, in luogo d'adontarvi, m'aveste riso in faccia e trattato da povero pazzo.
—Ed io invece vi credo uno sfacciato impertinente e come tale vi scaccio da casa mia.