—Questo Renato Sampieri, dirò io pure alla mia volta, aveva un fratello per nome Alberto che sotto l'accusa d'assassino venne condannato a morte. Io lo potrei denunciare questo Alberto, capite signor… papà Gervaso, lo potrei denunciare oggi, subito ed autorizzare la giustizia a compiere il suo corso.
Suo malgrado Gervaso trasalì; al conte non isfuggì quel moto e continuò con un sogghigno infernale.
—Ah, ah, vedete adunque che noi dobbiamo vivere da buoni amici ed obbliare un brutto incidente che voi aveste in oggi la cattiva idea di sollevare. Lasciamo che l'acqua corri secondo la china, ci guadagneremo entrambi, forse più voi perchè avrete sempre in me un amico fedele pronto anche a qualche sagrificio per la vostra cara amicizia.
—Sono promesse che non mi lusingano, rispose Gervaso—e neppure m'intimoriscono le vostre minaccie. Non comporterò mai che un tristo viva impunemente sotto un nome ed un grado non suo, che si goda un patrimonio ch'egli ha usurpato, e che abusando infamemente del sacro nome di padre, chiami figlio colui che dovrebbe rispettare per suo padrone. Giù quelle spoglie mentite, e fuori da questa casa in cui non vi entraste che vilissimo servo.
—Ma se io esco di qui gli è per recarmi subito al tribunale, e sapete cosa romba sul capo a quel povero Alberto Sampieri? o la morte od una perpetua prigionia…. l'ignominia sempre.
—È una vendetta degna di voi, compitela pure, Alberto Sampieri non vi teme, subirà rassegnato il suo destino. Se la giustizia non crederà sufficienti i sagrifici patiti in diciott'anni di penoso esilio per espiare un fallo, non un assassinio, egli chinerà il capo davanti ai diritti degli uomini. Denunciatelo adunque, arriverà però sempre in tempo a strapparvi davanti Milano tutta quella maschera che vi siete così bene adattata sul volto.
—Sentite, rispose il conte senza perdere la sua calma, se Alberto Sampieri credesse di farmi rinunciare spontaneamente a quello che ho raggiunto con tante fatiche e pericoli, s'inganna. Io non so qual sia poi il suo scopo. Forse quello di trar profitto dalla mia rovina? Non lo credo, perchè gli è in fondo ad una carcere che dovrà assistere all'opera sua. Quello forse di trar d'inganno Flavio mio figlio, e porlo solo al possesso delle sue sostanze? Sia; ma non sa egli qual danno morale gli arreca nello stesso tempo? Col suo processo disonorevole Alberto Sampieri ridesta in Milano una memoria che certo non cade ad onore della famiglia, una memoria che gli anni sembrano ormai aver sepolta sotto un benigno oblio. Eppoi il ridicolo che in certa guisa egli getta su Flavio se riesce a provare che per molti anni ha rispettato e venerato qual padre un suo servo? Sapete cosa risponderà Flavio al povero zio? Giacchè lui provvedendo alla mia infanzia in giorni difficili, aveva acquistato diritti paterni; giacchè i suoi procedimenti non contaminavano punto il nome dei miei antenati; giacchè infine tutti lo rispettavano pel conte Sampieri, in luogo di provocare una scena che or viene ripetuta e commentata in mille modi, avreste fatto meglio lasciar vivere tutti nella loro illusione e salvar voi da una condanna che non torna certo a nostro decoro.
Gervaso era caduto in profonde riflessioni.
—Pure, continuò il sedicente conte, giacchè il caso ci ha fatti incontrare, signor…. Alberto Sampieri, noi non possiamo che vivere o in un amichevole accordo, ed a questo non sembrate molto disposto, oppure a quattr'occhi, senza scandalo, dirci: uno di noi è di troppo, bisogna che il caso ancora, pensi a far scomparire per sempre il superfluo. Sarete pur voi del mio parere.
Gervaso comprese trattarsi d'un duello a morte.