Papà Gervaso fatti pochi passi spianò la pistola e la espose; l'eco ripetè il colpo terribile.

Una nube passò sulla fronte del conte Sampieri, ma continuò franco il suo cammino, lo sguardo sempre fisso nell'avversario.

Gervaso fece ancora alcuni passi e s'arrestò.

Oramai distava pochissimo dal conte, lo prese di mira, indi si udì un'altra detonazione, ampia, cupa come la prima.

I padrini chiusero inorriditi gli occhi; ma il conte era in piedi, le gambe però gli tremavano sotto, pose una mano sul ventre e camminò ancora muto, inesorabile nella sua marcia.

Arrivò vicino all'avversario e gli puntò la pistola alla gola.

Involontariamente Gervaso fremette, ma tenne fermo.

—Signor conte, in nome di Dio, volete assassinarlo! gridò il medico.

—Ho due palle nel ventre, rispose il conte con urlo feroce, posso adunque restituirgliene una.

Ma questo momento d'inazione fu fatale al conte; smarrì ad un tratto le forze fittizie che lo reggevano in piedi, vacillò e cadde lasciando partire il colpo.