Si sentì colpito direttamente al cuore.

Fu lì per chiamarlo infame ed avvelenargli col veleno del disprezzo la sua ultima ora, se non che gli ritornavano in mente le cure pressochè paterne prodigate alla sua infanzia e quel ricordo valeva a domargli l'immensa ira che gli tumultuava in petto.

Fintanto che Flavio si trovò nelle braccia un freddo cadavere.

Lo compose in allora dolcemente sull'erba e si alzò.

I padrini e Gervaso udirono la confessione del sedicente conte.

Nicodemo parve il più meravigliato di tutti; con una mano premevasi la fronte quasi per costringere la memoria a sovvenirgli un fatto del quale non gli restava che una vaga rimembranza.

—È strano, ripeteva ad ogni istante, quei particolari io li conosco.

Intanto Flavio e Gervaso si fissarono un momento con espressione dolce, serena, affettuosa.

Si mossero incerti ma d'accordo un passo incontro, ed infine non potendo più oltre resistere a quella naturale simpatia che s'inspiravano reciprocamente, si gettarono ambedue le braccia al collo.

—Zio mio!