—Quà i bicchieri, vuotiamone un altro gotto, indi alla rivincita, disse Marco afferrando l'ampio fiasco che s'ergeva maestoso in mezzo alla tavola; animo, Franz, son due partite di seguito che perdiamo stassera; e che! ci lasceremo noi forse soperchiare da due sbarbatelli che mi farei ballare in sulle dita come il saltimbanco fa ballare le marionette? Franz, la nostra fortuna è in fondo a questo fiasco; suvvia adunque, peschiamola colle labbra.

E portatosi il colmo bicchiere alla bocca, lo vuotò d'un fiato.

L'esempio fu seguito da tutti.

—Ah yes! altro bicchiere, gridò l'inglese facendo scoppiettare il suo frustino, altro ancora, eppoi vincere.

—Vèh, vèh, l'inglese s'infiamma! osservò Piero con un po' d'ironia.

—To', è vero, aggiunse Tonio.

—Yes! e perchè non m'infiammare? Non avere forse puledro inglese più nobile sangue che non italiano? Non valere cavallo inglese tre volte cavallo italiano?

—Guarda Franz, disse Marco ridendo, che te la lascio passare perchè hai avuta la prudenza di limitare il confronto ai soli cavalli delle due razze, ma se mi facevi una questione d'uomini, t'avrei provato che avevi torto.

—Ah, io non conoscere che vostri cavalli, uomini non ancora.

—Sta sempre a te se vuoi farne la conoscenza, notò Piero con malizia.