—Terremoto! proruppe il francese ponendosi il mantile sulle ginocchia ed accingendosi a divorare una bomba di fumante risotto. Non c'è che dire, allorquando si vuol essere prontamente serviti e serviti comme il faut bisogna proprio venire all'Ussero. È l'albergo migliore ch'io conosca in Milano. E che vino; si direbbe che Bacco ha degnato d'un suo sorriso la cantina dell'oste. E sì che di vini credo intendermene io! Quando si è nati in Francia, quando si sono percorsi i suoi dipartimenti vinicoli, si ha il diritto di crearsi giudice. Eppure guardate, se i vini italiani assomigliassero tutti a quelli che si bevono all'Ussero, sarei il primo a confessare che le viti d'Italia potrebbero gareggiare colle nostre, le prime del mondo. All'Ussero mi sento in patria, evviva l'Ussero!
Ed afferrando il colmo bicchiere lo vuotava avidamente d'un fiato.
—Havvi un fiume, amico mio, rispose pacificamente il tedesco fra una cucchiajata e l'altra di risotto, che nasce nel seno della Svizzera e che serpeggiando rapido fra fertili pianure e fioriti declivi forma colle sue acque un lago che, la natura rivestì de' più ridenti panorama. Quel fiume ne sorte dippoi più limpido, più maestosamente bello, corre la Prussia, l'Olanda e va a gettarsi in mare sempre lasciando dietro di sè la più variata vegetazione…
—Tu parli del Reno!
—Appunto. Ebbene il Reno presta il suo nome a certi vini che, caro mio, io bevo più volentieri del tuo Champagne e del tuo Bordeaux.
—Padronissimo; ciò non toglie che i vini del Reno stieno a quelli di Francia precisamente come un tedesco sta ad un francese. L'uno calmo, freddo e d'una vita penosa, l'altro invece pieno di brio, di slancio, di fuoco. Terremoto! giudica tu stesso se il confronto ci può lasciare in dubbio.
—Scioglierò io la grave questione, siccome colui alieno d'ogni spirito di parte, disse sorridendo il giovine polacco. Il paragone che tu hai fatto dei due vini è giustissimo; l'uno difatti è spirito, l'altro direi che è corpo, ambedue però egualmente squisiti. La questione adunque è puramente di gusto, chi preferisce l'uno e chi l'altro, perchè il mondo cammina per antitesi, cammina con inclinazioni, con gusti opposti. Bacco creò quei vini in due momenti diversi. Fiacco, spossato, volendo rinvigorire le sue forze e porre un po' di fuoco nelle vene, creò quelli del Reno. Già ubbriaco, bramando porre al colmo la misura, creò i spumanti francesi. Ambedue però sono perfetta opera della sua divina sapienza. Dunque in segno d'un'imparziale ammirazione, io propongo d'assaggiarli entrambi, ma dopo cena s'intende, vale a dire dopo d'aver rinnovato un paio di volte questo fiasco che pur cammina al suo fine con una rapidità incredibile.
—Evviva Bacco! fu la risposta dei due amici, e d'un fiato vuotarono i bicchieri.
Ma però un attento osservatore avrebbe notato che l'evviva del francese non era punto cordiale come quello dell'amico; scuotendo leggermente testa egli dava a vedere come la conclusione del polacco sui due vini non le andasse troppo a genio, e che avrebbe preferito sostenere all'ultimo sangue la sua opinione.
Quando un'altra cosa venne a toglierlo dalle sue meditazioni.