S'internò in un boschetto di platani che trovavasi in un angolo solitario del giardino, e macchinalmente lasciossi sedere sur un banco d'erba.

Stette immobile, sembrava guardasse, ma non vedeva; sembrava ascoltasse, ma non udiva.

In questo punto una capinera venne a posarsi sul ramo d'un albero ed empì l'aria de' suoi gorgheggi.

Erminia parve ridestarsi a quegli accenti che armonizzavano tanto colla mestizia del suo cuore e cercava dello sguardo il vago augelletto.

—Oh! tu felice, esclamò, tu non conosci che l'azzurro dei cieli ed il raggio benefico del sole; la natura sorridente ti accoglie dovunque, e tu dovunque sorridi col tuo canto celeste. Anch'io una volta i miei giorni passava nel gaudio; ora quella gioia innocente esiliò per sempre dal mio cuore; esso ha perduto la sua pace, la sua tranquillità. Oh mio Flavio, io non doveva incontrarti mai! Tu mi fosti fatale!… Ti vidi; il tuo bell'ingegno mi destò ammirazione; l'alma nobile, stima; il volto soave, amore. Oh sì, io t'amo, Flavio, e tu, hai tu pure un palpito per la povera Erminia? Il tuo labbro non s'aprì mai a parole d'affetto, ma tu pensi a me, non è vero? Sì, sì, mel dice il cuore, mel dicono questi versi istessi.

E cavando dal seno un foglio, lo copriva di caldi baci.

—Lo trovai nascosto nei miei disegni; egli non può essere che tuo.
Oh, la cara speranza! E lesse:

UNA VISIONE

Allor che in melaconici
Accenti di dolore
Sembra la squilla piangere
Il dì che lento muore,
Quando la notte stendesi
Sulla natura ancor.

Sui vanni della fervida
Ardente fantasia,
Scuotendo il duro tramite
Dall'esistenza mia
Pei vaghi campi aerei
Sorsi ad aleggiar.