—Il signor Flavio è un bel giovane…
—Bellissimo, ma non è nobile.
—È vero.
—Io già non lo degnerei d'uno sguardo; amare un semplice maestro di disegno che vende le sue lezioni a un tanto per ora!
—Zitto; ecco appunto l'Erminia che viene verso di noi. Come è pallida, pare che soffra.
—Voltiamo da questa parte e lasciamola sola. V'accerto che la nostra compagnia l'annojerebbe.
Infatti s'avanzava per uno dei viali del giardino una bella fanciulla di circa diciott'anni.
Sebbene i suoi lineamenti non avessero quella regolarità inappuntabile che si osserva in certe compassate bellezze, pure erano così aggraziali e gentili da conciliarsi l'interesse e la simpatia di tutti quelli che la vedevano.
Un grosso volume di capelli castani le avvolgevano in nodi semplici ed eleganti la graziosa testolina; aveva due occhi nerissimi circondati da folte sopracciglia di seta; lo sguardo languido, la bocca piccolissima, ed allorquando si componeva al sorriso lasciava vedere denti di meravigliosa bianchezza; il colore del volto era quello della rosa bianca, che ti lascia sempre incerto se sia pallido o tinto di debole vermiglio; le scorgevi nel mento una leggiera pozzetta; l'avreste creduta l'impronta del dito del Creatore, allorquando, presala pel mento, si compiacque dell'opera sua.
Il suo passo era incerto, e su tutta la persona stavale diffusa una tinta d'ineffabile malinconia.