—Amore è Dio, ma allorquando è da lui benedetto.

—Ebbene, divina fanciulla, in nome di quel sentimento che gemello nacque nei nostri cuori, davanti al cielo che sarà sempre testimone delle nostre azioni, giuro di farti mia e sposo fedele consacrare alla tua felicità l'intera mia esistenza.

—Oh, se questo è un sogno ch'io non possa destarmi più mai!

Ed i due amanti si strinsero in un casto amplesso.

Pochi momenti prima, allorquando Flavio trovò Erminia nel boschetto dei platani, veniva suonato alla porta d'ingresso del collegio.

Entrava un uomo vestito con quella ricercatezza che si veste il popolo nei giorni festivi.

Il suo volto era pallido e coperto d'una barba fatta grigia forse, più da una vita di fatiche e di privazioni che dagli anni; la fronte rugosa, lo sguardo severo.

Camminava con fatica ed appoggiato ad un bastone; pareva che avesse sofferto o che soffrisse tuttavia qualche malanno ad una gamba.

Chiese di parlare alla Direttrice del collegio e la trovò in un gabinetto attiguo al giardino.

—Ah, siete voi papà Gervaso, le disse la Direttrice in tuono cortese ed invitandolo a sedere; vi mandano certamente i genitori di Erminia per avere notizie della loro figliuola. È sempre la stessa quella cara creatura, è sempre la più buona, la più intelligente delle mie educande, è sempre la mia protetta.