Erminia amava come poche sanno amare quaggiù; amava per la prima volta, ed un primo amore si può talvolta soffocare, non mai ispegnere.

Flavio le si era presentato povero, infelice, bello di volto, d'ingegno, di anima, e le aveva chiesto il di lei affetto.

La sincerità del giovane amante era manifestata dalle lagrime che bagnavano i suoi occhi, dall'espressione di soave mestizia de' suoi lineamenti, Erminia credette e fidente s'abbandonò agl'impulsi del cuore.

I due amanti si credevano destinati a percorrere insieme e felici l'increscioso cammino della vita, allorquando papà Gervaso venne a porsi fra loro.

Erminia nudriva verso Flavio troppa stima perchè potesse crederlo capace d'una bassezza; aveva avuto da lui troppo grandi prove d'amor puro, disinteressato, santo, per contaminare la sua memoria coll'ombra d'un sospetto.

Il dubbio però insinuandosi talvolta qual serpe velenosa nelle sue care rimembranze riusciva a porla per un istante in una dolorosa perplessità; allora piangeva amare lagrime… ma Flavio finiva sempre per riapparirle col suo sguardo soave, col suo dolce sorriso, ed anch'essa sorrideva e mormorava asciugandosi gli occhi: No, non m'ingannava.

Concentrata così nel suo amore, traeva una vita mestissima; non usciva mai dalla sua cameretta, i libri erano il suo passatempo, il pianoforte l'unico di lei amico.

Oh, com'era bella allorquando infiammata dal fuoco sacro dell'inspirazione, lo sguardo melanconico rivolto al cielo, la lesta leggermente inchinata sulla spalla, scorreva l'agili dita sull'eburnea tastiera.

Quanta poesia in quei suoni, come nella loro mesta espressione armonizzavano perfettamente colla tristezza del di lei cuore!

Papà Gervaso era il solo che comprendesse il dolore della povera Erminia e cercava consolarla; ma v'hanno tali angoscie che domandano solo una muta compassione.