—Voi l'amate ancora, prorompeva il buon vecchio stringendosi al seno la giovinetta; ed egli non è degno di voi! Pensate piuttosto a vostra madre, essa ignora tutto, sa soltanto che voi non siete felice, e ne soffre l'ottima donna!
—Oh, madre mia! esclamava la fanciulla colle lagrime agli occhi. E dopo un istante di silenzio continuava rivolgendosi al vecchio:
—Gli è perchè voi non sapete cosa sia sentirsi attratta incessantemente da una persona, amarla con tutta la forza d'un cuore ardente, con tutto l'entusiasmo della passione, amarla d'amore santo, ma immenso, ma indomito, ma irresistibile; sognare la felicità d'un'esistenza a lui consacrata, sognare l'unione di due cuori, di due anime, e vagheggiarla per lungo tempo questa felicità e compiacersene e crederla vicina, per dover rinunciare a tutto perchè non fu che illusione…. Oh, questo è troppo gran dolore!
—L'infame v'ingannava!
—Se vi ha un infame, gridava la giovinetta trasportata dall'esaltazione, voi lo foste che mi avete crudelmente strappata dal suo petto, voi che accecato forse da false apparenze l'avete umiliato, avvilito, scacciato…. egli era innocente!
—Mentiva.
—No, che non si mente un affetto allorquando lo si esprime come lui! Oh, voglia il cielo ch'io non abbia un giorno a maledire quei diritti che fatalmente vi siete arrogati sulla mia esistenza.
—Erminia, figlia mia!
E la misera giovinetta, rientrata in sè stessa dalla voce soave del buon vecchio, coprendosi il volto colle mani, si gettava sul suo letticciuolo rompendo in singhiozzi.
Gervaso era oppresso dall'angoscia.