E di un tratto, mutato il regime, mutarono anche le opinioni. La carboneria, temuta fino allora e odiata, divenne oggetto d'ogni lode; i pochi rivoltosi di Nola, trattati fino a qualche giorno prima come banditi, considerati eroi e degni di somma lode.
Il regime costituzionale, introdotto il 6 luglio del 1820, durò fino al 23 di marzo del 1821; nacque perchè l'esercito del Re assoluto si sbandò, mandato a combattere contro i ribelli; morì, perchè i soldati del governo costituzionale, mandati a combattere contro lo straniero si sbandarono prima di combattere.
Tutto quanto fu fatto in quei nove mesi rivestì sempre carattere di spettacolosa teatralità: tutto era teatrale: l'esercito, i generali, la carboneria, il Parlamento.
Non si amano molto se non le cose le quali si conquistano con difficoltà: e un partito è tanto più forte quanto maggiori sono le difficoltà e le sofferenze che ha dovuto incontrare prima della vittoria.
La costituzione di Napoli, ottenuta quasi senza lotta, dovea perire senza resistenza.
A capo dell'esercito costituzionale si era messo in Avellino il generale Guglielmo Pepe, la più complessa natura meridionale che io possa immaginare: uomo che avea dell'eroe e del ciarlatano, vero generale spagnuolo, che a una vanità morbosa e a una leggerezza ancor più grande, univa uno straordinario ardimento. Fra tante cose buone e cattive, una cosa era sopra tutto: ardentissimo di libertà e insofferente di vincoli. L'eroica difesa di Venezia, nel 1848, coronò in lui nobilmente una vita, in cui vi erano troppi pronunciamientos e troppe leggerezze.
Ora il generale Pepe, seguendo la sua natura, amante dei grandi spettacoli e della teatralità, volle, bandita la costituzione, entrare a Napoli con pompa solenne a capo dell'esercito costituzionale, un esercito che, diventato settario, si era anche più abbassato nella disciplina e ove i gradi della setta, si confondevano con quelli delle armi.
Il 9 di luglio, a una sola settimana di distanza dalla rivolta di Nola, fu decisa la solenne entrata.
Il re era in letto, malato di reumatismi e forse più ancora di paura. Il vicario, in abito da cerimonia, nella stanza del trono, circondato dai principi, dai generali e dai gentiluomini di Corte, attendeva i rappresentanti delle schiere.
L'esercito entrò in Napoli con gran pompa.