Ma il Parlamento era schiavo della carboneria; e la carboneria, a sua volta, era agitata da una turba di spostati, desiderosi d'impieghi. Chi poteva si trasformava volentieri in impiegato. Perfino l'abate Menichini, che avea secondato gl'insorti di Nola, che era entrato a Napoli a capo dei ribelli carbonari, chiedeva e otteneva impiego non nella Chiesa, non in filantropiche istituzioni, ma nella pubblica sicurezza.
La carboneria avea spezzata, se pur ve n'era, ogni disciplina nell'esercito, trasformando i capi in settari e sottoponendoli spesso ai loro subalterni. Altri abusi compieva con ostentata prepotenza. Una notte alcuni carbonari si recarono in casa di un ex direttore di polizia, uomo onesto e sinceramente amico dei Borboni e, sotto gli occhi della moglie e dei figliuoli, lo trafissero con 42 pugnalate. Un carbonaro, arrestato per atroce crimine, passando per la via di Toledo, chiamò in aiuto i cugini della carboneria e fu sciolto. Altri abusi la carboneria commetteva impunemente, quasi sfacciatamente, per mostrare la propria potenza. Allora non vi fu più sicurezza per alcuno. I timidi fuggirono da Napoli, coloro che erano più in alto temettero, chi si salvò ricoverandosi all'estero, chi in campagna.
La situazione divenne gravissima. Il popolo, ignorantissimo e depresso, seguiva tutti i mutamenti senza coscienza, sperando sempre in qualunque mutazione per il re o contro il re; l'aristocrazia avversa; l'esercito demoralizzato; la carboneria, che rappresentava gl'interessi della classe media, preda delle concupiscenze di persone desiderose di lucrosi impieghi. E intanto il Re chiudeva nel cuore sensi di timore e di odio: avea per timidità, anzi per viltà, giurata la costituzione, sperava per tradimento abolirla.
Fu così che scrisse segretamente ai re congregati a Troppau, e nel novembre giunsero lettere dei tre sovrani che lo invitavano a Laybach, per discutere in un Congresso le questioni politiche dello Stato di Napoli.
Il Parlamento non volea farlo partire. Fu grande agitazione in tutta la città. Si protestava che il Re volesse adottare nuova costituzione. Si gridava d'ogni parte: La costituzione di Spagna o la morte. Nessuno più tardi volle morire per la costituzione di Spagna: ma quando il pericolo si crede lontano, i più timidi sono sempre per i mezzi estremi.
Il Re si rassegnò a fare ciò che gli si chiedeva e partì, fingendo sempre fedeltà a una costituzione che gli era stata imposta dalla paura, e che era destinata a non trovare chi la difendesse.
A Troppau parlò infatti contro la costituzione, a gente che quanto e più di lui temeva l'espandersi del movimento liberale: e fu deciso che un esercito austriaco fosse mandato a Napoli a rimettere l'ordine.
Il Parlamento napoletano non esitò a dichiarare la guerra. La voleva sopra tutto il generale Pepe, che riteneva le truppe napoletane invincibili; la voleano i migliori che, con pietoso infingimento, dicevano il Re prigioniero e forzato lo scritto; la chiedevano a gran voce i carbonari. Accondiscese il vicario perchè debole e incerto. E la guerra fu proclamata non per valore di popolo, nemmeno per vaghezza di somma lode come dice Colletta, ma per leggerezza.
La carboneria volle fare opera utile e riunire a banchetto anche i generali che sapeva a sè avversi, per cementare l'unione nel momento del pericolo. A quel banchetto Gabriele Rossetti improvvisò versi pieni di entusiasmo. A un tratto rivolgendosi a tutti i generali che gli erano intorno, chiese chi fra essi dovesse essere Milziade. Fu un momento di silenzio e di angoscia: poichè ognuno temeva che Milziade dovesse essere un collega, e ognuno credeva di poter essere. Allora il Rossetti, nell'angosciosa aspettativa di tutti, con straordinaria iperbole replicò: Tutti saran Milziadi! Fu un delirio di applausi: ma di Milziadi poco tempo dopo non ve ne fu un solo.
L'esercito napoletano contava allora quarantamila uomini, dei quali dodicimila in Sicilia. Fu deciso di mandare contro gli Austriaci trentaduemila soldati e quarantaduemila uomini di nuova leva. Gli Austriaci erano in tutto quarantatremila. La vittoria delle truppe costituzionali sembrava dunque probabile. Vi erano forse molte milizie nuove: ma altre avean già pratica di guerre. Le nuove, d'altronde, parea volesser gareggiar con le antiche.