Ma chi avrebbe potuto aspettarsi ad un simile voltafaccia? Il torto dunque dei Rivoluzionari Bolognesi del 31 è per metà almeno diminuito; ma erano nella maggior parte avvocati, ripeto, e una volta messisi a distinguere, a sofisticare sulle interpretazioni ed a cercare di mettere l'avversario sempre dalla parte del torto, come si fa in tribunale, giunsero persino a disarmare al confine i Modenesi, che venivano ad aiutarli, in omaggio, dissero, al principio del non intervento (pare incredibile in verità!) e invitarono i due principi Bonaparte ad uscir dalle fila del Sercognani per non complicare delle loro pretensioni dinastiche una situazione politica così limpida, com'era quella della Rivoluzione. Ah quando gli avvocati ci si mettono!...

I Bonaparte si ritirarono in una villa presso Forlì, ove il primogenito morì di malattia.

Ma su che fidavano adunque, in nome di Dio, questi benedetti rivoluzionari del 31? Chi lo sa! Nella Francia e in Dio! Ma sperimentarono, al pari dei Polacchi, che Dio è in alto e la Francia lontana; non pensarono cioè che Dio aiuta chi s'aiuta e che se le Potenze consentivano a riconoscere una Francia di Luigi Filippo era a patto ch'egli conformasse alla loro la propria politica e non per lasciarlo libero d'inaugurarne una nuova.

Siamo giusti però. Questo è un po' il senno del poi. Allora, a tenere assorti in quel vago di speranze e di fiducia governanti improvvisati e inesperti, contribuì anche molto la condizione morale della città. Quella rivoluzione fu uno scoppio di gioia, un respiro di libertà, che riempì di un'allegrezza infinita tutti i cuori dei cittadini. Era un continuo viver per le strade, sfoggiar coccarde e bandiere, la notte illuminare le nostre vecchie torri e le case, un continuo fioccar di sonetti, di odi, di canzoni, un continuo riunirsi nei teatri e vociare, cantare, applaudire.... Non una vendetta, non un eccesso, non una macchia, non una nuvola a intorbidare quell'immensa serenità! Quell'anno anche l'inverno, a farlo apposta, pareva una tiepida primavera.

Già rumoreggiavano gli Austriaci ai confini; Parma e Modena erano già sottomesse; e in Bologna l'assemblea si riuniva, confermava in fatto e in diritto la cessazione del dominio temporale dei Papi, e la sera stessa al teatro Comunale si recitava la Francesca da Rimini (l'Alfieri sarebbe parso troppo ruvido) e Paolo, brandendo la spada e cogli occhi sgranati, gridava a squarciagola:

Per te, per te, che cittadini hai prodi

Italia mia, combatterò....

Polve d'eroi non è la polve tua?

E tutti a convenirne e applaudire. E dame e cittadine arrivare bianco vestite e col tricolore a tracolla sul palcoscenico e intonare un coro di Caterina Ferrucci:

Alla gioia s'apre il cor,