Anche alla povertà festa si dia.
Questi versi sono dei suoi biografi, che ne hanno raccontato in ottava rima le gesta; come in versi (o strazio della rima!) è la Bellissima istoria che si cantava sino a pochi anni fa.
Non amava gli usurai e con essi era qualche volta crudele. Una volta incontrò un pover uomo che era menato in prigione, perchè non avea pagato l'usuraio. La moglie l'accompagnava piangendo e singhiozzando. Angiolillo liberò l'arrestato; si recò subito al paese dell'usuraio, entrò nella casa di questi e lo atterrì dicendogli che l'usuraio è peggiore del brigante. Il poeta gli mette in bocca le seguenti parole:
Il ladro ruba ed ha grande timore
. . . . . . . . . . . . .
Ma l'usuraio ruba francamente
E rende afflitta e misera la gente.
È inutile aggiungere che si fece dare dall'usuraio tutti i danari, tutti i registri e tutte le obbligazioni. Distribuì i primi ai poveri e bruciò il resto.
Sopra tutto non amava l'economia politica, poichè fissava i prezzi a piacere. In un anno in cui in Puglia era grande carestia di grano, Angelo seppe che un barone avea fatto grande incetta di frumento e avea venduto sulla piazza di Genova 12 mila tomoli di grano a 37 carlini il tomolo. Angiolillo non esitò un momento solo: andò dal barone e con bel garbo si fece dare le chiavi dei depositi, dicendo che voleva egli stesso occuparsi della vendita. Poi, secondo il poeta, fece dare il bando....
.... a chi necessita lo grano,