Angelo vende a quindici carlini

cioè ad assai meno della metà. Il grano fu venduto in pochi giorni, e, cosa abbastanza singolare, Angelo restituì fedelmente il ricavato della vendita al barone.

Non amava confondersi con i delinquenti comuni, e quando poteva arrestare i peggiori di essi lo faceva assai volentieri, e si occupava perfino di consegnarli ai giudici.

Religiosissimo e accolto a braccia aperte, come un amico, dai frati in tutti i conventi della regione, avea una strana propensione a svaligiare i vescovi e i ricchi prelati; anzi si può dire che la sua opera fu principalmente diretta contro di essi. Ma nemmeno in tali casi amava essere scortese. Un vescovo avea 1000 zecchini; glie ne prese 500, dicendogli con profondo rispetto: — 500 vi bastano per il vostro viaggio. — Un'altra volta incontrò un abate benedettino, che ne avea 2500: glie ne prese metà e di questa fece due parti: una per sè e per i suoi compagni; dell'altra si servì, al solito, per dotar zitelle.

Questo desiderio di proteggere l'onore delle fanciulle non può essere compreso da chi non abbia un concetto della prepotenza baronale e più ancora di quella della ricca borghesia, che abusava delle fanciulle nel modo più indegno che si possa immaginare.

Angiolillo insegnava la morale non solo ai signori, ma anche ai preti e ai vescovi.

Gli accadde che, andando pei boschi, s'incontrò in un prete che bestemmiava come un turco. Erano strani tempi, in cui i preti bestemmiavano e i briganti insegnavano la morale.

Voi facendo sì trista funzione

Padre mi fate ancor scandalizzare,

gli disse Angiolillo; poi un po' col tu, un po' col voi, com'è abitudine dei meridionali, aggiunse: