Della religione il Belli scrisse come chi non ha la radiosa visione di Dio, non il dolce conforto della fede, per essere stati spenti l'una e l'altro dalla volgarità della simonia, dalla irrazionalità dei dogmi, dagli eccessi del culto. La sinistra luce che dal prete egli proietta anche sulle più pure concezioni, come Cristo e Maria, spiace, perchè spiace ogni eccesso; ma la fine arguzia, la logica stringente, la frase scultoria abbattono con tale violenza idoli, costruzioni teologiche e precetti preteschi, che, dopo la lettura del Belli, pare che su quel mondo abbia roteato la clava di Ercole.
Un povero popolano invoca per la moglie malata il miracolo di Santa Filomena e offre candele al prete: (III. 339).
Lui se l'acchiappa e ddoppo: «Fijjol mio
Me disce, vostra mojje a cche sse trova?
Dico: llì llì ppè ddà ll'anima a Dio.»
E llui: «Dec...i ch'io la fo sta prova?
Rieccheve li moccoli, perch'io
Nun vojjo scredità una santa nova.»
Ecco come si ragiona per difendere gli ebrei dall'accusa d'aver crocifisso Gesù: Gesù discese in terra
Cco' l'idea de quer zanto venardì.