A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una prima congiura di certi fratelli Facciotti alla salita di Marforio; una seconda nei fienili di Ciceruacchio, in cui i congiurati sono a centinaia; una terza di Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica; e all'ultimo le tre congiure s'intendono e metton capo all'assassinio del Rossi e alla rivolta del 16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti sui pugnali (giura anche il conte Mamiani!), del sorteggio dei sicari, delle prove sui cadaveri, degli avvisi misteriosi alla vittima designata. In tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini, e mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per un fine politico e non per scoprire la verità, che forse i processanti conoscevano, ma premeva loro assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati del 1854 vi fossero innocenti. Non lo credo. Ma la verità è che la congiura diretta fu di pochi; l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente l'odio dei clericali, la timidità dei moderati, la perversità dei demagoghi, il fanatismo dei repubblicani, e per ultimo la stessa audacia del Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio disprezzo dei suoi avversari.
Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come fu lasciato codardamente solo (salvo che da Pietro Righetti) il giorno, che dovette affrontare i pugnali degli assassini.
E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe, il governo si dissolve, lo Stato, ch'egli reggeva nella potente sua mano, non esiste più.
Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra l'assassinio del Rossi, la rivolta del 16 novembre, la fuga del Papa, la proclamazione della Costituente e della Repubblica vi sia alcuna continuità.
V'era tanto invece e così immediata, che nessuno pensò più neppure a scoprire e punire gli assassini del Rossi, ed i più noti fra essi ebbero premi, onori e compensi.
È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli eroismi della difesa di Roma, perchè la Repubblica fu opera d'una fazione e la difesa di Roma fu invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella luce radiosa di battaglia contro lo straniero non campeggia la squallida figura di Mazzini, bensì risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi, di Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini, di Mameli, di Manara, e di cento e cento altri guerrieri italiani, che cadono «col nome d'Italia sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!»
E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?... Egli ha rinnegata la patria e chiamati gli stranieri; il Vescovo d'Imola, l'ospite caro di Giuseppe e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX dell'amnistia e del Benedite, gran Dio, l'Italia sono scomparsi. In loro vece è il tristo ceffo brigantesco del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne più!!
I MOTI DI NAPOLI DEL 1848
CONFERENZA DI FRANCESCO S. NITTI.
Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete che vi dica che io non avrei dovuto parlare del '48 a Napoli. Non posso, non si può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno la possibilità di una ricostruzione completa dei fatti. Troppe lacune, troppi errori: sopra tutto le passioni sono ancor vive e gli odii persistono ancora. I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi fra i tormentati dalla reazione borbonica. È difficile essere sereno; sopra tutto quando gli archivi conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che possano gittare un poco di luce su tante cose che noi non sappiamo.