Ma che dico maledirlo? Nessuno lo inseguì, nessuno lo cercò, nessuno seppe chi era, nessuno si curò di saperlo e per parecchi anni nessuno lo seppe, o chi lo sapeva non lo disse.
La stessa sentenza del 17 maggio 1854 che per l'assassinio del Rossi condannò a morte Luigi Grandoni e Sante Costantini, altri due alla galera a vita, altri tre a vent'anni, quantunque lo annoveri fra i sorteggiati per compiere il delitto, non lo nomina più neppure fra i correi contumaci. Nello stesso famoso Sommario processuale del giudice Laurenti, che, prima dell'esame diretto delle sedicimila pagine del processo fatto dal valentissimo Giovagnoli, era la sola fonte a cui ricorrere, l'assassino vero del Rossi è una figura, su cui l'istruttoria trascorre sempre disattenta, e sì i processanti, che i giudici sembrano ignorare che alla data della chiusura del processo e della sentenza l'assassino vero era già morto da circa cinque anni. Esso fu Luigi Brunetti, il figlio maggiore di Ciceruacchio!
Quanto alla preparazione del misfatto, le conclusioni del Giovagnoli sono che i complotti furono due, l'uno di vecchi settari della Carboneria, in cui sarebbe stato deliberato; l'altro di non più che sette sicari, scelti fra i reduci di Vicenza della Legione Romana.
Allo Sterbini, al Ciceruacchio e agli altri capi del moto rivoluzionario, che poi finì colla repubblica del Mazzini, non dovette parere che il moto fosse ancora maturo; erano incerti ancora del contegno della truppa e della Guardia Civica; erano una frazione audace, pronta a tutto, ma frazione pur sempre; temettero forse gli strascichi della grande popolarità di Pio IX, forse una reazione nella capitale stessa e nelle provincie; tant'è vero che l'esperimento procedette per gradi, ed ucciso il Rossi, eliminato cioè l'ostacolo maggiore, la sera stessa del 15 novembre atterrirono la città, percorrendola al chiarore sinistro di faci in una specie d'orgia selvaggia, cantando a squarciagola l'orribile ritornello:
Benedetta quella mano,
Che il Rossi pugnalò,
e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari (mai però il Brunetti!) fin sotto la casa, dov'erano raccolti in lagrime disperate la moglie e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo imposero bensì colla rivolta un Ministero democratico a Pio IX col Galletti e lo Sterbini; ma non osarono di più; non osarono proclamar subito la Costituente e la Repubblica.
Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto il Rossi, i complici del Brunetti gli avevano fatto siepe all'intorno delle braccia alzate, lo avevano imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e trafugatolo in fretta per una porticciuola di fianco? Ebbene, da quel momento, si può dire, l'assassino scompare per sempre; si dice il nome ora di questo, ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre Pio IX fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si riunirà la Costituente; il 9 si proclamerà la Repubblica; il 3 luglio i Francesi, dopo superata una resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo a quella rapida e sfolgorante epopea della difesa di Roma, in cui brillano di gloria immortale tanti nomi sacri alla memoria degli Italiani, il nome di quel miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi non si è arreso ai Francesi. Da Roma vinta il gran guerrigliero esce seguìto da molti compagni (Ciceruacchio e i suoi due figli fra questi) per raggiungere Venezia che resiste ancora; lo inseguono quattro eserciti; passa fra mezzo a tutti invincibile, inafferrabile; sublime odissea, in cui, affinchè nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua grandezza morale, c'è ancora la morte alle Mandriole, presso Ravenna, di Anita, la donna amata da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto del 15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due figli, dopo che Garibaldi ha tentato imbarcarsi a Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel porto di Magnavacca, Ciceruacchio, i suoi due figli e cinque altri, che li seguivano, si separarono da Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti, lo stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio, un bambino di tredici anni, trascinati sulla riva del Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli, sono fucilati, come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente di quel bambino, che si aggrappa al petto del padre, mentre le palle li trafiggono entrambi, se implora perdono al padre ed al fratello, grida vendetta al cospetto di Dio contro chi l'ha versato e chi l'ha fatto versare!!
Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi, è finito così, la notte del 10 agosto 1849. Tuttavia neppure allora apparisce il suo nome. Egli per nascondere sè e il suo misfatto s'è consegnato agli Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello di Luigi Bossi, e nella lapide che nella chiesetta di Sant'Antonio, presso al luogo del supplizio, ricorda quegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma manca il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione anche questa!
Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e i giudici di Roma? Non direi! In quello stesso Sommario processuale del Laurenti, che il Giovagnoli chiama giustamente un romanzaccio da fare il paio con L'Ebreo di Verona del gesuita Bresciani, v'ha le traccie delle conclusioni stesse, alle quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie cioè delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in cui fu dai capi della demagogia romana deliberata la morte del Rossi, e di quella della notte del 14, in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo in un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini ed eccitato da lui Luigi Brunetti si profferisce pronto a scannare il Rossi il giorno dopo; ma l'inquisizione non si ferma su ciò, preferisce cercare origini remote alla congiura nel Congresso di Torino, in quello di Firenze, in un pranzo, a cui assiste con lo Sterbini e il principe di Canino, nient'altri che Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non tanto di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto di coinvolgere nell'infame accusa tutto il partito liberale e allontanare ogni sospetto dai clericali, che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati.