Ma i ministri più degli altri mancavano di garbo; ve ne furono molti in cento giorni e tra essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio, Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano avvocati, incapaci di risoluzioni energiche, sempre disposti a gridare, a concionare, ad apostrofare.

La costituzione rappresentava quanto di più liberale si potesse volere; invece i ministri stessi, pochi giorni dopo la proclamazione dello Statuto, lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava modificarlo.

Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo ministero liberale, Aurelio Saliceti, invece di dare esempio di moderazione, proponeva nuova costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera dei deputati il diritto di emendare la costituzione, fosse abolita la Camera dei pari, si dichiarasse subito guerra all'Austria, senza nemmeno bisogno di intesa con Carlo Alberto.

Con garbo non eccessivo, al Re, che gli mostrava la difficoltà di tutte queste cose assieme rispose: — V. M. si ricordi di Luigi XVI e dei re che non concedettero le riforme in tempo. —

Non era un modo molto gentile per ricordare a un re la storia; il richiamo era anche meno rassicurante quando si pensi che l'avola del Re, Maria Carolina, era sorella di Maria Antonietta.

Ferdinando sentiva il bisogno — e si potea dargli torto? — di risolvere prima di tutto la questione siciliana. Si diceva invece dai ministri: — Lasciate in pace i siciliani. Andate in Lombardia e vi troverete la corona di Sicilia. —

Si pretendeva risolvere nello stesso tempo il problema dell'unità e quello della libertà.

Non persuaso, Ferdinando voleva almeno che fosse prima stabilito, in caso di vittoria, quali vantaggi avrebbe avuto il Regno del Piemonte, quali quello di Napoli. I liberali dicevano: — Si vedrà dopo. Bisogna andare senza discutere. —

E il Re a malincuore mandò un suo delegato a Carlo Alberto e truppe in Lombardia sotto il comando di Guglielmo Pepe, che scontò poi nobilmente a Venezia tutti gli errori del '20.

I giornali a Napoli pullulavano: se ne pubblicavano di ogni colore, di ogni gradazione, di ogni tendenza.