Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma la più gran parte furon poi commutate. Il Re era migliore della classe di governo e le colpe maggiori vanno imputate non a lui, ma ad altri.

Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza, vediamo che Ferdinando II fece meno di quello che governi liberi e in tempi di maggiore civiltà fecero per ragioni di ordine interno in periodi di rivolte.

Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto perfino che la prova più grande della corruzione e del disordine del suo reame si trova nel romanzo di Ranieri: L'orfana dell'Annunziata, pietosissima storia dei fanciulli esposti e ricoverati nella casa dell'Annunziata. Eran queste cose colpa del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale, un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato che queste torture non sono più possibili, poichè i bambini preferiscono, senza dubbio per loro volontà, morire tutti nel primo anno di età.

Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe non sue, e quella che era in lui pochezza o insufficienza, determinata dai pregiudizi dell'ambiente è stata giudicata ben altrimenti.

La rovina della dinastia borbonica è stata determinata meno dall'essersi opposta alla libertà che dall'essersi opposta all'unità, movimento allora irresistibile e rispondente a un bisogno di tutta la civiltà europea.

Ma anche in questa opposizione Ferdinando non fu cieco: e fin dopo il 15 maggio non escluse recisamente l'idea federativa. Volea solo assicurare al suo reame, che era il più grande, quella egemonia che, per insipienza de' suoi ministri e per mancanza d'iniziativa da parte sua, andò poi al Piemonte.

Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e il '60, all'Italia? Diede l'impulso, diede l'irrequietezza, diede ciò che è più, l'esempio.

Il sapere all'ergastolo o nell'esilio, tormentati o profughi, i più alti intelletti d'Italia, una schiera illustre quale nessun paese d'Italia ebbe: Poerio, Settembrini, Scialoja, Pisanelli, De Sanctis, Mancini, Spaventa, Ciccone, De Meis, e tanti altri degnissimi era ragione continua di agitazione. Questa schiera illustre, o soffrendo nell'ergastolo, o nell'esilio combattendo nel giornalismo e dalle cattedre, eccitava le menti e l'autorità dei loro nomi, pareva ed era garanzia della causa.

Fra il 1849 e il 1860 si può dire che l'agitazione sia stata fatta esclusivamente dai meridionali. Il giornalismo inglese non si occupava che del Regno di Napoli, che Gladstone avea visitato e in cui i processi clamorosi nei quali si battevano più per la causa italiana che per sè stessi uomini insigni, assumevano proporzioni di avvenimenti.

Le colpe del Re erano esagerate, e quelle dei liberali dimenticate: ma l'esagerazione e l'oblio sono due mezzi di lotta antichi e servivano anch'essi alla causa.