Solo, a mezzo secolo di distanza, noi abbiamo il dovere di una maggiore giustizia e non possiamo più attribuire a una dinastia, a un uomo le responsabilità di tutto un paese.
Noi abbiamo ancora, anzi più che mai, il difetto di voler trovare nella storia dei tipi: cioè uomini che hanno rappresentato in bene o in male un'epoca. Quando giudichiamo il passato non amiamo i chiaroscuri, non amiamo la storia della folla.
Il '48 in Italia ci pare raffigurato da Carlo Alberto, da Mazzini, da Garibaldi, da Ferdinando II, da Pio IX, da Pellegrino Rossi, dalla schiera illustre dei perseguitati di Napoli.
Eppure noi intenderemo il '48 solo quando seguiremo il processo inverso, quando lasceremo di parlare di alcuni individui e scenderemo in basso e studieremo le passioni e i bisogni che agitavano le folle. Solo allora ci spiegheremo la diversa condotta di alcuni uomini, la incapacità di altri: solo allora vedremo con ampiezza e giudicheremo con serenità.
LA SICILIA E LA RIVOLUZIONE
CONFERENZA DI FRANCESCO CRISPI.
Spezzata, per un moto violento della natura, dal continente europeo — a pochi passi dall'Africa — siede, cinta dalle acque, la Sicilia nostra. La sua singolare struttura, i suoi confini eterni, la sua storia ne formano un corpo superbamente autonomo; ed essa avrebbe avuto gli elementi per reggersi indipendente e sicura, se la sua feracità e la sua bellezza non avessero risvegliato gli appetiti dello straniero. Da ciò la credenza popolare che là l'orbe abbia principio e fine, sicchè il poeta cantò:
.......... sia baluardo suo
Il mar che ne circonda......
* * *