La Sicilia fu orgogliosa della sua autonomia, e la mantenne coi suoi Parlamenti anche quando costretta ad obbedire ai re lontani. Bisogna, però, ricordare che, nei momenti più faticosi della vita italiana, l'isola coraggiosa vi partecipò con le opere sue, e, nel periodo della nostra epopea nazionale, fu il punto di partenza dell'azione popolare.
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Il mondo greco nell'isola fu splendore di civiltà. Con Siracusa ed Agrigento, la Sicilia nelle arti belle e nelle indagini severe della filosofia, nei fulgori dell'eloquenza e nell'impeto fascinante della poesia, vinse Atene e Roma. Ai Cartaginesi, come pena della sconfitta subìta in Imera, fu inibito di sacrificare agli dèi vittime umane. Gelone, non per sè, nè per la patria sua, ma per l'umanità pattuì il premio della vittoria.
Il mondo romano ci soggiogò, e per la vita incerta fu spezzata l'opera del progresso. Con Cesare avemmo il diritto italico, con Antonio la cittadinanza romana, ma i due beneficii furono tosto annientati, e fummo annessi alle provincie abbandonate agli arbitrii del Senato. Seguirono i furti, le dilapidazioni dei pretori, le spoliazioni delle città e delle campagne; tanto che, a riparare i danni, Ottaviano Augusto dovette mandare coloni nei luoghi resi deserti dal mal governo.
Più tardi, a compiere la cruenta èra dei martirii, quando, per le ingrandite conquiste l'impero fu bipartito, la Sicilia appartenne a Bisanzio, che non seppe governarla nè difenderla — e però l'isola cadde in preda dei Saraceni.
Ma dall'epoca del dominio normanno, e, più propriamente, dal regno di Ruggiero, trae origine la moderna vita politica siciliana, la quale forma un ciclo di otto secoli, che si chiuse con la dittatura di Garibaldi.
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La monarchia normanna precedette tutte quelle che più tardi si fondarono sul continente italiano. Essa estendeva il suo impero nella penisola — e mirava più lungi; tanto vero, che Ruggiero, in parecchi diplomi suoi, s'intitolava re d'Italia.
Il nuovo principato fu costituito in tutta la pienezza della sua autorità. Il re, capo dello Stato, nessuno emulo suo, principe nazionale o straniero che fosse.
O di mala voglia, siccome talora parve indicare la curia vaticana, o, com'è più logico, a premio della vittoria sul patriarcato bizantino, Urbano secondo cedette a Ruggiero, per sè ed i suoi successori in perpetuo, la legazione apostolica. Quindi il re istituiva diocesi, nominava vescovi ed abati, esercitava con sovrana potestà giurisdizione e polizia nella chiesa.