Se il contegno politico dei siciliani dimostrava la loro costanza, non può dirsi che l'azione dei medesimi pregiudicasse il successo della causa nazionale. Allora la guerra contro l'Austria era un sentimento universale, ma in pochi era la visione della grande patria italiana. Giova ricordare che al 1849 in Roma fu proclamata la repubblica romana e non la repubblica italiana. E quando Mazzini, triumviro, mandò suo legato a Firenze il dottor Pietro Maestri, Guerrazzi respinse le proposte di unione, invano offertegli dall'amico nostro.
La lunga storia del 1848 e del 1849 è nella mente di tutti.
Le insurrezioni furono fortunate, e lasciarono memorie gloriose degli eroismi popolari. Le guerre furono infelici; pei tradimenti dei principi, per malaugurate discordie, siamo stati sconfitti laddove credevamo sicura la vittoria.
Carlo Alberto fu due volte vinto, e tutto parve perduto. Ma non mancò agli sperati trionfi la volontà, ed il coraggio della Sicilia. Essa ritornò sotto la tirannide dopo le arsioni di Messina e di Catania. Della romana repubblica ho l'angoscia di ricordare che fu soffocata dalla repubblica francese sua sorella; di Venezia, che fu vinta dalle bombe e dal colèra, dopo aver dato prova di un eroismo temprato nell'adamante delle sue fulgide memorie antiche.
Qui comincia l'esodo dei migliori cittadini; ma le sventure furono scuola di abnegazione e di costanza nei sacrifizii. Gli esuli, quando suonò l'ora dei combattimenti, furono mente e braccio nell'azione suprema.
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Ed or si apre un mondo nuovo innanzi a noi: la Sicilia italiana.
La Sicilia, superba della propria autonomia, che avrebbe dato la vita per la propria indipendenza, cospira contro le sue tradizioni, rinunzia al suo re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per fondersi nella grande nazione, che si estende dal mare africano alle Alpi estreme.
Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della polizia, nella relazione sullo spirito pubblico, scriveva al suo ministro in Napoli, meravigliato ed indignato ad un tempo per quello che era avvenuto nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento si è determinato nella opinione del paese. Questo popolo, fiero della sua autonomia, che si oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo il 1815, oggi parla di vita italiana.
Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini, e si lusingano le plebi che costoro verranno alla testa di un corpo di emigrati.