Se non esistono uomini che vivano fuori e sopra il loro tempo — è noto che colui il quale ha trovato l'espressione di superuomo, Federico Nietsche, ha finito, povero ueber mensch in un manicomio quelle teorie che vi pareano nate dentro — vi sono però uomini i quali riescono a compiere opere straordinarie, e a fare ciò che la folla non riesce nè meno a concepire.

In questo senso vi sono gli eroi.

Quando un paese è soggetto a dominazione e la folla si rassegna, vi è un uomo che si ribella solo o con pochi: se egli non ha quasi speranza di vincere, se egli fa ciò che la moltitudine crede folle, egli è veramente un eroe. E allora o che il suo sangue sia lievito di rivolgimenti futuri, o ch'egli stesso vinca, nell'un caso e nell'altro è sempre un eroe.

Ma l'eroe in questo senso non è che la espressione di un male: cioè della bassezza collettiva. I popoli che hanno nella civiltà moderna maggior numero di eroi, sono quelli che hanno una più grande depressione.

L'eroe è colui il quale osa da solo ciò che moltissimi altri dovrebbero fare. Se la folla si rassegna vi è chi si immola. Egli è dunque l'eroe, cioè la espressione altissima di un bisogno ideale di un paese depresso.

Più la massa è depressa, più la coscienza collettiva è bassa, più il sentimento del dovere individuale è debole, più grande è il numero degli eroi e spesso più grande è il loro eroismo. Quanti eroi nella Grecia, quanti nella rivoluzione nostra, quanti nella Turchia odierna! Quanti sono che tentano nel silenzio e nel dolore, quanti per un solo che vince o vincerà soggiacciono!

Ma un paese ove l'educazione popolare è elevata, un paese ove la coscienza collettiva si è formata, dove tutti fanno il loro dovere, non ha eroi.

Gl'Italiani si rassegnavano alla servitù: e tanti eroi si sacrificarono per destarli dal sonno. Vi fu chi andò a morire in una impresa disperata, come Pisacane; chi come Garibaldi tentò un'impresa fortunata e arditissima. Felici o infelici per il risultato, la loro anima era sempre immensa.

Ma in un paese ove la educazione delle masse si è formata, ove ognuno ha il sentimento della responsabilità sua, l'eroe non è possibile.

Nelson è stato un grande marino e Moltke un tattico grandissimo. Ma il vincitore di Trafalgar che vedeva e prevedeva, che avea ai suoi ordini marinai fieri, devoti, era egli un eroe? Ed è stato forse un eroe Moltke?