Il sommo condottiero dei tedeschi era uno scienziato. La sua faccia scarna e seria di «chimico matematico» corrispondeva ad un uomo che guadagnava le battaglie in fondo al suo studio con l'algebra.
Il paese ove tutti fanno il loro dovere, il paese ove la solidarietà è grande, non ha eroi: può avere grandi tecnici, grandi condottieri, politici avveduti, uomini insigni per scienza: non ha eroi.
L'eroe è come la montagna che non sorge dalla scorza terrestre, se non avendo intorno valli profonde: i paesi di montagna sono pieni di valli fonde: vi è l'estrema altezza e vi è l'abisso.
I paesi che più contano eroi non hanno raggiunto che un debole grado di sviluppo e di solidarietà.
L'Italia, nel tempo della sua depressione, ha avuto grandissimo numero di eroi: appunto perchè il valor sociale della folla era scarso. Ora noi valiamo di più e può darsi che manchino alcune cime, poichè mancano pure gli abissi.
E i tentativi più eroici sono partiti sempre dall'Italia meridionale, dove appunto la coscienza collettiva era meno alta e dove la natura stessa del paese permetteva concepire alcuni piani audacissimi e sperare nella riuscita di essi.
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La leggenda dei quaranta normanni, che sbarcati in Salerno conquistarono il reame di Napoli in pochi giorni, non è così inverosimile se a tanti secoli di distanza furono possibili tentativi come quelli di Ruffo e di Garibaldi.
Garibaldi che con pochi uomini sbarca in Sicilia e traversa quasi senza colpo ferire, fino al Volturno, un regno che avea centomila soldati, pare quasi una leggenda: una leggenda cui non crederemmo se non ne avessimo conosciuti gli attori.
Ebbene, il fenomeno della spedizione dei mille va studiato in rapporto a tutta la storia del passato. Spedizioni come quella dei mille per la libertà o per la reazione, per la unità o la difesa del vecchio regime, tante se ne son tentate!