Carlo Pisacane era un anarchico. Egli non adoperava questa parola che allora non era in uso, benchè Proudhon l'avesse già introdotta. Ma nella sua dottrina contenuta nel libro Saggio sulla rivoluzione si manifesta sinceramente anarchico.

Che cosa è l'anarchia? È la conseguenza estrema del liberalismo, e si basa sopra tutto su due concetti: sulla credenza che gli uomini abbiano una tendenza naturale a lavorare, a produrre, ad associarsi, e sull'altra credenza che gli uomini siano guastati dalle leggi. Queste, in certa guisa, rappresentano un male, poichè sono la violenza contro l'ordine naturale delle cose.

Come tutte le dottrine estreme, anche l'anarchia si basa sull'ottimismo; ma appunto per questo ha un fàscino di attrazione sulle anime semplici e sugli spiriti indocili. Essa trascina gl'ingenui e i violenti.

Quello che è stato chiamato più tardi il materialismo storico, la concezione marxistica della storia è chiaramente tracciata nell'opera di Pisacane, il quale riattaccava i fatti politici e sociali ai fenomeni della produzione. Alcuni brani della sua opera sembrano scritti ora, tanta è la modernità che l'ispira.

«Tutte le leggi, tutte le riforme, eziandio quelle in apparenza popolari, favoriscono solamente la classe ricca e culta, imperocchè le istituzioni sociali, per loro natura, volgono tutte in suo vantaggio. Voi plebe, allorchè crederete avvicinarvi alla mèta, ne andrete invece più lontano. Voi lavorate, gli oziosi gioiscono; voi producete, gli oziosi dissipano; voi combattete ed essi godono la libertà. Il suffragio universale è un inganno. Come il vostro voto può esser libero, se la vostra esistenza dipende dal salario del padrone, dalle concessioni del proprietario? Voi indubbiamente voterete costretti dal bisogno come quelli vorranno. Come il vostro voto può esser giusto, se la miseria vi condanna a perpetua ignoranza e si toglie ogni abilità per giudicare degli uomini e dei loro concetti?»

Se la rivoluzione fosse riescita vincitrice, Pisacane avea un piano per abolire la proprietà privata, e trasformarla in proprietà comune; abolire lo Stato e andare incontro a una specie di comunismo della produzione.

Poi che era fuori della realtà, non vedeva e non sentiva tutte le difficoltà che la natura delle cose opponeva a tutti i suoi piani; come ogni anarchico egli vedeva il male non già nella natura e nelle difficoltà limitatrici inerenti all'anima umana, ma nella volontà degli uomini: uno sforzo di una minoranza audace parea a lui dovesse bastare a tutto. Pure come l'errore ha il fàscino e l'illusione ha le dita di rose, alcune pagine di Pisacane non si rileggono nè meno adesso senza commozione.

Quando s'imbarcò per Sapri egli avea già quarant'anni: avea molto combattuto, molto visto. Nella sua vita irregolare — in ogni senso irregolare — avea perduto le illusioni giovanili, che contrassegnano la spedizione dei Bandiera; egli era in ogni senso un uomo maturo.

La sua spedizione, avvenuta nel 1857, fu fatta dunque con piena coscienza delle difficoltà, anzi con la quasi certezza della morte.

E prima di partire da Genova il 24 giugno 1857 egli volle dettare il suo testamento politico: poche pagine che neppur quelle si possono leggere senza emozione profonda.