Da lui dipendevano, come capitani, un Bruzzesi romano di trentasette anni; il matematico Calvino esule trapanese di quarant'anni, Achille Maiocchi milanese di trentanove e Giorgio Manin, figlio del gran Presidente della repubblica veneziana, che non ne aveva ancor trenta.
Ufficiali minori seguivano Ignazio Calona palermitano, un gran bel sessagenario che a guardarlo nel viso pareva di leggere le poesie del Meli: seguiva il mantovano ingegner Borchetta di trentadue anni, gran repubblicano; ultimo v'era un giovane tenente dell'esercito piemontese, disertato a portar tra i Mille il suo cuore. Questi doveva morire a Calatafimi sotto il nome di De Amicis, ma veramente si chiamava Costantino Pagani.
E poi veniva il grosso del piccolo esercito; e qui siamo al secondo libro dell' Iliade:
Della turba...... io nè parole
Farò nè nome, che bastanti a questo
Non dieci lingue mi sarian nè dieci
Bocche, nè voce pur di ferreo petto.
Di tutta l'oste
Divisar la memoria altri non puote
Che l'alme figlie dell'Egioco Giove: