Quasi affatto prive di neve estiva, sono le Alpi Ligustiche, facendo astrazione dei buchi profondi nella regione degli Scevolai a circa 2200 m. e forse di qualche avallamento al piede della grande parete nord della Cima di Marguareis.
Sulla parte nord delle Alpi Marittime, trovammo prima, li 17 agosto 1890, un grande nevato a circa 1800 m. di altezza nel circo a nord del Colle del Sabbione, e più basso, sin verso 1650 m., due altri, nei quali il torrente si era scavato delle gallerie, il cui vôlto era ancora saldo abbastanza per potervi saltare sopra con tutta forza. È vero che questi nevai non v’erano più nel 1894, e che l’inverno 1889-90 era stato particolarmente ricco di neve; però, nell’estate 1885, perdurò una quantità di neve ancora molto maggiore.
In generale non c’è forse nella parte nord un monte che superi i 2700 m., senza essere troppo ripido, che non ritenga, almeno su uno de’ suoi lati, un po’ di neve per tutto l’anno. Le più basse nevi estive si trovano nel fondo di fessure che servono regolarmente di raccoglitori delle valanghe; così trovai alla fine d’agosto 1893 un ammasso cospicuo di neve sul lato est di Val Ruina, ad appena 1450 m. d’altezza. Nevi eterne di maggiore estensione trovansi (non sotto i 2400 m.) nei recessi terminali del Vallone di Vallasco, a nord della Cima dell’Oriol e sui fianchi delle alte catene che fanno capo al Lago Brocan; ma i nevati più estesi sono limitati ai tre più alti gruppi delle Alpi Marittime.
Immediatamente sulla parte nord della catena principale, per un tratto di circa 4 km. di estensione, dal Monte Clapier alla Cima dei Gelas, v’è un complesso abbastanza considerevole di nevaj e perfino di ghiacciaj di secondo ordine (vedrette). Di questi non esisteva finora, a quanto io sappia, una descrizione qualunque. La carta sarda li segna assai inesattamente; Coolidge, che li percorse, menziona appena il loro nome e così pure Purtscheller, che parla di due soli ghiacciai, quello dei Gelas con kmq. 1 ½ e quello del Clapier con 1 ¼ di superficie; queste dimensioni sono molto esagerate, ma nel tempo in cui il sig. Purtscheller visitò questo distretto, v’era ancora tanta neve da non poter determinare l’ampiezza dei nevati eterni.
Eppure questo gruppo avrebbe meritata un’attenzione tutta speciale, costituendo la massa di ghiaccio più meridionale di tutte le Alpi, eccetto la piccolissima sul lato nord del Monte Capelet. Del resto, in tutto il sistema delle Alpi Occidentali non si trovano ghiacciai di maggiore estensione a sud del massiccio del Pelvoux e del nodo del Tabor, l’altissimo Monviso non avendo che il piccolo ghiacciaio del Triangolo, inferiore in estensione anche ai «glaciers de Marinet» sull’Aiguille de Chambeyron.
Il versante Nord del gruppo dei Gelas dalla Cima della Valletta Grande
Il versante Nord del gruppo dei Gelas dalla Cima della Valletta Grande Disegno di A. Viglino da una fotografia di F. Mader.
Parlandosi d’ordinario di soli due ghiacciai in quella regione, cioè quelli della Maledìa e del Clapier, osservo prima che se ne devono contare 6 principali, affatto distinti tra loro, e parecchi di grandezza molto minore. Il nome Maledìa è una denominazione generica usata per tutti i ghiacciai e nevai del gruppo dei Gelas, alludendo forse al loro carattere sempre invernale, nemico all’uomo, o, come si vuole anche, ad una curiosa leggenda corrente nelle Valli del Gesso.
La nuova carta dell’I. G. M. segna abbastanza bene quei ghiacciai, ma esagera non poco la loro estensione verso la valle; inoltre, il piccolo muro di roccia che separa i due ghiacciai di Murajon non vi è ben segnato; il ghiacciaio del Clapier invece, nella sua parte superiore, mi apparve veramente assai più largo che non sulla carta.
Do qui appresso, procedendo da ovest ad est, alcune notizie sommarie sui 6 principali ghiacciai, che propongo di distinguere coi nomi qui aggiunti: