La sua parte superiore forma per un’altezza di 450 metri un sottile manto di ghiaccio dell’ardita piramide, il quale interseca uno spigolo saliente diretto da sud a nord col ramo destro del contiguo ghiacciaio del Gran Neiron; la parte inferiore che costituisce la gran massa del ghiacciaio ha pendìo regolare, e la sua superficie pochissimo accidentata, con rari crepacci trasversali, è paragonabile a quella di un ellisse avente l’asse maggiore lungo m. 1350 ed il minore 600 metri. La sua fronte termina in una scarpa a pendìo assai forte e regolarissimo e poggia su un terreno pianeggiante e regolare sul quale l’acqua che esce dal ghiacciaio è obbligata a ristagnare in sottilissimi bacini prima d’arrivare all’orlo verso valle di tale spianata per precipitarsi quindi nel sottostante vallone. La lunghezza di quel «boden» glaciale è di una quarantina di metri; esso s’appoggia su una morena frontale intatta. La morena laterale destra è sviluppatissima specialmente in altezza e compresa per lungo fra due speroni rocciosi; oltre questa si vede un’altra morena gigantesca che, salendo, va ad unirsi con altra appartenente al Dzasset, e tutte due riunite vanno ad appoggiarsi in alto al crestone che sale alla punta dell’Herbetet. A sinistra del «boden» invece non vi è quasi morena, ma subito roccie lisciate e senza strie. Sovra queste poi, addossato ad una scoscesa ed alta parete, si vede un notevole e regolare cordone morenico che, sempre addossato a detta parete, risale tutto il fianco sinistro del ghiacciaio fin verso il Colle Nord. Questo cordone e la grossa morena laterale di destra appaiono contemporanee e costituirono in un certo tempo le due morene laterali del ghiacciaio.

Sulle sovraccennate roccie liscie abbiamo posto il segnale N. 10, + D.P. 95, scolpito e colorato in minio. L’allineamento passante per questo segnale e il piede della scarpa terminale del ghiacciaio colpisce l’estremità est della Testa di Valnontey.

La fotografia qui riprodotta della fronte di questo ghiacciaio fu presa dalla morena frontale un po’ a destra, alle ore 15 del giorno 15 agosto con cielo purissimo e sole ardente. In questa fotografia, del ghiacciaio non si vede che la scarpa terminale; una parte del «boden» antistante alla scarpa riesce evidente; le rocce su cui ponemmo il segnale N. 10 si osservano alla destra presso l’estremità della scarpa e sovra di esse il cordone morenico sinistro sul quale più a monte si riversano copiose lavine dalla scoscesa parete del fianco sinistro; sullo sfondo appariscono i due Colli citati, Nord e Sud, nelle due depressioni estreme a destra ed a sinistra; da quest’ultima si innalza la piramide dell’Herbetet.

Un’altra fotografia che qui pure si riproduce prendemmo alle ore 13,30 dello stesso giorno dal Colle Sud dell’Herbetet: nei piani anteriori primeggia il sottostante ghiacciaio; a sinistra si vede la sua morena laterale sinistra colle sovrastanti lavine; nello sfondo si ha il panorama dei ghiacciai di Valletta a sinistra, di Patrì nel mezzo, e la parte nord di quello di Money a destra.

Tutte le circostanze osservate alla fronte del ghiacciaio accusano in questo un periodo di ritiro verificantesi ancora all’atto della nostra visita.

Ghiacciaio della Tribolazione. —Questo, e per sviluppo e per dislivello, è il maggiore dei ghiacciai di Valnontey. Se si comprende nella sua superficie anche quella del ghiacciaio di Dzasset o della Gran Serra, il quale vi si unisce per la sua estremità inferiore (Vedi carta Paganini), la sua area orizzontale, depurata da quella occupata dalle creste e spuntoni rocciosi intermedi, risulta di non meno di sette chilometri quadrati e un quarto.

Nelle carte dell’I. G. M. al 50.000 ed al 25.000 ed in quella al 100.000 annessa alla recente «Guida» di Bobba e Vaccarone il ghiacciaio di Dzasset figura staccato da quello della Tribolazione; l’unione dei due ghiacciai risulta invece dalla cartina dei signori Yeld e Coolidge, ancora più intima che non dalla carta del Paganini.

In questa sua vasta estensione il ghiacciaio riceve alimentazione dal più elevato circo che in direzione nord-sud dall’Herbetet, per la Becca di Montandeyné, arriva al Gran Paradiso per risvoltare verso est fino alla Testa di Valnontey; di qui una cresta discendente da sud a nord lo separa dal ghiacciaio di Grand Croux, ma questa cresta alla quota 2950 presenta una breccia d’un centinaio di metri, per la quale una parte del suo ghiaccio si precipita con una rapida caduta di seracs sul sottostante ramo sinistro del Grand Croux.

Dalle sue massime altezze fino ai piedi delle sue fronti misura una caduta di livello di circa 1500 metri. Ha superficie relativamente pianeggiante e regolare nelle parti più elevate; presenta enormi crepacci nelle parti medie ed una superficie assai tormentata specialmente verso i lati; nelle sue parti inferiori per il forte pendìo precipita rapido a valle con lunga caduta di seracs, che visti dal basso appaiono sotto forma di spettacolosa gradinata.

Esso scavalca le ultime balze e raggiunge il fondo sassoso della valle dividendosi in due rami, ciascuno dei quali si protende con una fronte gigantesca suddivisa in altre minori. Queste particolarità risultano chiaramente dalla carta del Paganini, dove al piede del ramo sinistro è assegnata la quota 2407, ed al piede delle due teste in cui termina il ramo destro rispettivamente le due quote 2375 e 2391.