E col beato asperges del baston.

Terribile verso, quest'ultimo, rimasto proverbiale nella Lombardia per le bastonature austriache, comandate nel 1848 dal Radetzky!

Eppure lo stesso Porta sciolse l'effervescente, sbrigliato Brindes de Meneghin all'ostaria per la venuta dei sovrani austriaci, chiamando l'imperatore Francesco I: Quel patron càregh ras de vertù. Ma Meneghino, come abbiam già detto, era brillo.

Il Béranger, nella canzone Le violon brisè, fa cantare un povero suonatore di villaggio, il quale rifiuta di accompagnare col suono del suo violino il ballo degl'invasori stranieri, e uno d'essi gli spezza il violino.

Carlo Porta, in quel brindisi, non rassomigliava a quell'eroico violinista.

L'imperatore d'Austria Francesco I entrò, di nuovo padrone assoluto, in Milano l'ultimo del 1814. Nello stesso giorno, l'arco a Porta Ticinese, eretto, su disegno del Cagnola, per rammentare la battaglia di Marengo, venne dedicato Alla pace dei popoli.

Milano e la campagna viveano intanto nello sgomento. Molti i furti, molte le aggressioni dei masnadieri moltiplicatisi: solito residuo delle guerre. Il tribunale d'appello emanò nell'estate un editto, nel quale, contro gli aggressori a mano armata, era attivato il giudizio statario.

L'anno dopo cominciò un altro flagello: la carestia.

XXI.

Uno strano giudizio di Alessandro Manzoni. — La Prineide di Tommaso Grossi. — È attribuita al Porta. — Ire furibonde di questo e pubbliche dichiarazioni. — Nobile tratto del Grossi. — La tragicommedia Giovanni Maria Visconti scritta insieme dal Porta e dal Grossi. — Esame del manoscritto. — Giudizio di Carlo Tenca. — Giuseppe Verdi s'ispirò a un effetto scenico di quel dramma.