Vedevasi per le vie camminare un po' barcollante, e talora discorrere con fuoco un uomo macilento, dallo sguardo vibratissimo: era Francesco Cherubini, amico di Giovanni Gherardini, che soleva chiamarlo il Magliabechi milanese. Al Porta premeva ch'egli pure entrasse nella compagnia romantica, ma quel dotto, nutrito di classici fino al midollo, non voleva saperne. Il 10 luglio 1819 il Porta ne informava, deluso, il Grossi: «Credevo che il nostro Cherubini fosse romantico marcio, nè mi aspettava mai di sentire ch'egli avesse bisogno della grazia efficace per ridursi alla verità della fede».

Il Grossi, da Treviglio, desiderava essere informato dall'amico dell'andamento della guerra romantico-classicista, di cui più tardi, col poema I Lombardi alla prima crociata, doveva ravvivare le fiamme. E il Porta a rispondergli il 9 aprile 1819: «La guerra fra i romantici e i classicisti s'è ristretta tutta a delle piccole scaramucce fra gli avamposti, nè pare per ora che i due eserciti minaccino di venire a giornata. A buon conto, l'eroe del quartiere color di rosa[111] ha piegato bandiera e si è solennemente congedato dal campo, in cui protestava non rimanere per lui a far altro dacchè nessun romantico ardiva più di alzar la testa».

I classicisti opponevano alla Eleonora del Bürger, lanciato nel campo come campione romantico da Giovanni Berchet, la Feroniade del Monti. Non opportuna scelta la prima, gelida funerea fantasia tutta nordica, un'intrusa nella nostra terra della luce e dei fiori; inopportuna scelta la seconda, ch'è un'insulsa favola degli amori di Giove con la ninfa Feronia, in tre canti: anfora artisticamente niellata, ma vuota: giustifica la beffa del Testament d'Apoll del Porta.

Carlo Gherardini stava per morire, consunto. E il Porta: «Non so nulla del Gherardini, toltone ch'egli è ai conti con Domenedio, e non pel comune dovere di cristiani in questa stagione,[112] ma perchè è affetto da un'etisia che lo incalza ad occhio veggente. Dio gli perdoni, com'io gli perdono di cuore le molte ingiurie che mi ha stampato, e la gloria del cielo lo accompagni per tutti i secoli». Carlo Gherardini, in risposta al vivace El Romanticismo portiano, aveva pubblicato, pure in versi milanesi, un opuscolo Risposta di madama Bibin alle sestine del signor Carlo Porta, molto insolente. Si congedava dal Porta, esortandolo così:

Scriv di cialad, come t'è semper faa,

E sta cert de no vess mai superaa.

«Scrivi delle sciocchezze come hai sempre fatto e sta' certo di non essere mai superato».

Non è a dirsi quanto queste parole amareggiassero il Porta. Nonostante gli applausi universali, sentiva umilmente del proprio merito; ma se altri lo disprezzava in modo così aperto, non c'era verso di persuaderlo dell'altrui stolta malignità e rimaneva abbattuto, lasciavasi vincere dall'avvilimento. Dopo d'essersi detto che non valeva più nulla, che quel «poco calore di cervello» che lo aiutava ai tempi passati era «affatto svanito», sospira: «Io che poteva forse essere qualche cosa al tempo mio, ora non conto più un cavolo; ed in questo il Gherardini non parla già da par suo, ma parla da filosofo, e come potrebbe parlare suo fratello Giovanni». E il Grossi a dargli sulla voce: «Cessa un po' una volta dall'essere sconoscente verso Dio, che ti ha data una delle prime teste (lettera 8 aprile 1819). E se ti sento un'altra volta a dire che hai perduto il vigor giovanile, che ormai non hai più lena di scrivere, e somiglianti bestemmie, ti voglio denunciare all'Inquisizione di Spagna come eretico, bugiardo, ingrato ai doni che Domeneiddio ti ha compartiti».

XXIV.

Ultimi giorni del Porta. — Il suo amore per Milano. — Strali contro il Cicognara. — Un consolatore: Gaetano Cattaneo. — Servilismo grottesco di costui. — Ancora scherzi ameni del Porta. — Suo testamento morale al figlio. — Suoi pensieri religiosi e sue celie morendo. — Monsignor Tosi. — Morte. — Un tentato assassinio. — Persecuzione contro i Carbonari. — Vincenzo Monti vigilato dalla polizia austriaca. — Milano contristata. — Elogio del Porta scritto dal Manzoni al Fauriel. — L'addio del Grossi sulla tomba del Porta.