Ti mando invece a farti.... per tutti i dì a venire.
La matta epistola, improvvisata, finisce colla bizzarra firma: «Carolus janua cœli». È inedita.
A motivo de' suoi dolori fisici ed altro.... mancò un giorno a una promessa fatta alla suocera Camilla Prevosti; ed ecco, per ripararvi, le manda quattordici sestine italiane bernesche, che trovo pure fra le sue carte inedite:
Orsù via, dunque, i miei clamori ascolta,
Meas omnesque iniquitates dele;
E s'io torno a mancarti un'altra volta
S'estingua per me il sole e le candele:
O se il ciel mi concede di guardare,
Mi mostri sol dei conti da pagare.
Ma negli ultimi anni un cruccio più forte delle malattie lo angustiava: d'aver lasciate troppo libere le briglie al collo della musa vernacola, che lo aveva trascinato nel laidume. Volle giustificarsi davanti al figlio Giuseppe della sua Ninetta del Verzee e di altri lubrici componimenti. In un volume manoscritto di suoi versi inediti (celati oggi scrupolosamente nell'Ambrosiana) inseriva, all'indirizzo del figlio, una lettera finora sconosciuta, colla quale invoca le attenuanti dai giudici che lo gridavano corruttore. Potei vedere quel volume proibito, e a me pare ben fatto pubblicare il brano più importante della notevolissima lettera, tanto più che tuttora si appuntano contro di lui le armi de' più severi.