Faseva, in quel degnissim convocaa,
Un bordell maladett, un gran sussor.[120]
L'eva colù un bellissim somaron,
Intendevel al pari d'un pattan[121]
Avend con poch'ingegn gran presunzion:
— Tornée a caa vostra, el dis, o tannanan![122]
Che nomina d'Egitt; sont mi el padron, —
E tutti respondevan: Ih han, ih han![123]
Fu attribuita al Porta una boccaccesca novella, pubblicata circa mezzo secolo fa col titolo: I bragh del confessor salven la monega, in ottave; ma, invece, è del Grossi. Infatti, all'Ambrosiana, c'è l'autografo. Nella Trivulziana si legge una copia manoscritta.
In dieci sestine italiane Carlo Porta compose un vivacissimo scherzo osceno e volteriano, sulla creazione degli organi vitali dell'uomo. Impossibile riferirlo. L'originale si conserva o, meglio, si nasconde nel Museo Portiano nel Castello, a Milano.