Carteggio di Alessandro Manzoni, a cura di G. Sforza e G. Gallavresi (Milano). — Il sommo scrittore, che, com'è notissimo, prima di pubblicare una riga ci pensava su cento volte, e poi novantanove su cento non ne faceva nulla, che dirà mai nella «Città superna» di questa raccolta che raduna tutto ciò che scrisse per l'intimità e pel silenzio? La riluttanza, persino morbosa, nell'espandersi, propria del Manzoni, ci rende questo carteggio (con ogni rispetto verso il sommo) spesso poco interessante: è talora esangue. Il raccoglitore, G. Gallavresi, badi a non accusare altri di ciò che non si è mai sognato di scrivere (vol. I, pag. 74), e, prima di sentenziare su qualche libro, lo apra, almeno! (passim) Egli pone la lariana Torno sul Lago Maggiore (Carteggio Confalonieri, vol. II, pag. 36); fa morire il Manzoni verso il 1870 (Ricerche intorno alla rivoluzione milanese del 1814, pag. 1); codeste, e altre ancora, sono sviste che facilmente si correggono. Non così si sorvola facilmente sulla omissione di qualche lettera del Manzoni, rilevantissima, ben nota, pubblicata per la prima volta dall'autografo nelle Passioni del Risorgimento di Raffaello Barbiera (Milano, Treves, pag. 41).
Almanacchi milanesi ([pag. 65]). — Ricco e amante del lieto vivere era il nobile Giuseppe Brentano Grianta, che, ogni anno, stampava un almanacco in quartine settenarie, passando in rassegna casi bizzarri. Morì a 65 anni, il 4 ottobre 1819, lasciando erede l'Ospedale Maggiore di Milano (Cusani, Benefattori dell'Ospedale di Milano).
Nobili stravaganti suscitavano anche nel Settecento viva ilarità nella Lombardia. Il più buffo era forse il marchese Francesco Origoni. Costui faceva venire i tacchini carichi di lumache e, sempre a piedi, niente meno che dalla sua villa di Valmadrera (Lecco) fino a Milano, per gustarne poi la carne frollata dalla stanchezza e perciò più prelibata. Il peggio è che si stancavano, sino a caderne spossati e infermi, i poveri pazienti conduttori. Quel bel matto era nonno della eroica contessa Teresa Casati, moglie di Federico Confalonieri.
Ara bell'Ara, discesa Cornara, ecc. ([pag. 25]). — Su questa antica nenia infantile, tuttora popolarissima a Milano, parla Tullo Massarani nei Ricordi cittadini e patriottici, raccolti e postillati da Raffaello Barbiera (Firenze, Succ. Le Monnier, 1908, pag. 320 a 325). Ne parla su quanto reca un manoscritto genovese di Giacomo Giscardi: Dell'origine e fasti delle nobili famiglie di Genova. Il conte Tommaso Marino, genovese, venuto a Milano nel 1525 e arricchitosi rapidamente con le ferme (pubblici appalti) del sale, e divenuto potentissimo, aveva un figlio, Niccolosio, e costui uccise per gelosia la propria moglie ch'era d'alto lignaggio spagnuolo. Questo appartiene alla storia; il resto appartiene alla leggenda. Il palazzo Marino a Milano, dove ha sede il Municipio, fu eretto per ordine del conte Marino predetto.
Meneghino. — Dopo due secoli di sua vita ([pag. 173]), manca d'una compiuta monografia. Dopo i disastri del '48, Meneghino, per bocca del suo popolo, cantava di notte per le vie ben altre parole che quelle messegli in bocca dal Maggi: