Leopoldo Cicognara. — Si difese dall'accusa d'avere dileggiati i Milanesi esponendo all'Accademia di Belle Arti a Venezia un quadretto rappresentante un asino davanti al Duomo; quadretto per il quale Carlo Porta gli lanciò contro un sonetto acerbo. Questo fu pubblicato dal Cantù insieme con l'auto-difesa del Cicognara al Ministro dell'interno del Regno italico, conte di Brême, nel 2º fascicolo (pag. 65), delle Corrispondenze di diplomatici della Repubblica e del Regno d'Italia (Milano, 1884), collezione preziosa e interessantissima, rimasta incompiuta, perchè il pubblico leggente non ne volle sapere.
Il conte Federico Confalonieri ([pag. 288]). — Il capo della cospirazione contro il governo d'Austria nel '21, come già in quella contro il governo di Napoleone nel 1814, è additato nel conte Federico Confalonieri. Ma la mente più equilibrata, più vasta, più ricca di cultura, più atta al governo non era quella del Confalonieri. No. Bisogna affermarlo una buona volta! Era il conte Luigi Porro, che fu poi l'anima del Conciliatore e delle innovazioni civili escogitate per dimostrare come l'Austria fosse alla coda della civiltà e non sapesse governare; come fu provato dall'autore di questo volume, coi documenti alla mano, nel suo libro Voci e volti del passato (Milano, 1920, Treves, ed.). Il Confalonieri, col suo orgoglio di Lucifero, col suo temperamento impulsivo, eccessivo in tutto, avrebbe guastato ogni cosa. Lo immaginiamo, per esempio, ministro degli affari esteri? Eppure, come tale, appariva in quell'abbozzo di governo provvisorio, che i magnanimi ribelli del '21 avevano ideato. La gloria verace del Confalonieri è il suo martirio, fieramente sopportato; figura di Plutarco in questo! Il suo monumento è lo Spielberg.
Per Stendhal (Henry Beyle), troppo oggi esaltato, come ieri troppo negletto, oltre il libro aneddotico citato, vedi: Revue de Paris dell'11 marzo 1832, dove egli tratta della Prineide del Grossi; poichè l'articolo è indubbiamente suo; come ben nota C. Stryienski, nelle Soirées du Stendhal, la più lodevole di tutte le pubblicazioni stendhaliane uscite sinora. A C. Stryienski e a R. Colomb dobbiamo le opere postume di colui che voleva chiamarsi «milanese». Quelle opere lo rivelano meglio, benchè non si deva trascurare ciò che delle volgari beffe irreligiose e anti-italiane dello Stendhal scrive la Sand nell'Histoire de ma vie (vol. IX, cap. III, Lipsia, 1855): «Il se moqua de mes illusions sur l'Italie.... Il railla, d'une manière très amusant, le type italien, qu'il ne pouvait souffrir et envers lequel il était fort injuste». Così la Sand. Eppure, a Milano, gli abbiamo dedicata una via!
Guerra di Russia. — Il citato libro del medico descrittore delle stragi e delle malattie nella campagna di Russia nel 1812 e di Germania nel 1813 s'intitola: Storia delle malattie osservate alla Grande Armata francese, del dott. G. R. L. de Kerckhove (detto Kirkhoff). Ne uscì una versione italiana, con note, di O. B. Fontanetti (Milano, 1834), presso la Società degli Annali di medicina. Il Kirkhoff, che studiò sopratutto il tifo diffuso in quella orribile spedizione, godeva di gran fama. Superfluo ripetere le altre fonti autorevoli: Laugier, Zanòli, ecc.
Eccidio del ministro Prina ([pag. 298]). — Fra le molte pubblicazioni su codesto nefando delitto, che il general Pino, per le torve sue mire, scelleratamente lasciò compiere, mentre avrebbe potuto con un solo suo ordine impedirlo, veggansi le più recenti: Lemmi, La restaurazione austriaca a Milano nel 1816 (Bologna, 1902); Pellini, Il general Pino e l'eccidio del ministro Prina (Novara, 1906). Fra le memorie contemporanee non vanno dimenticate le pagine del Maroncelli nelle Addizioni alle Mie prigioni di Silvio Pellico.