La Repubblica Italiana ([pag. 201]). — L'Archivio lombardo di Stato conserva l'atto della Costituzione della Repubblica Italiana, con le correzioni e la firma del Bonaparte.
È curiosa l'enfatica circolare con la quale il «cittadino» Pelagatti, commissario del governo presso i tribunali e giudici del dipartimento dell'Olona, comunicava il grande avvenimento della Repubblica Italiana. Dice fra l'altro: «Era riservato ad un Italiano (Napoleone allora era considerato italiano), ad un Uom straordinario e nato per fissare il Destino delle Nazioni e l'ammirazione dell'Europa, il sorprendere la comune aspettazione coll'estrarre dalla Cisalpina la Repubblica Italiana, proclamandola tale sotto il giorno 6 corrente piovoso, nella Dieta di Lione» (Biblioteca Ambrosiana).
Vedi anche: F. Melzi, «Proclama ai concittadini in occasione dell'installamento del Governo della Repubblica Italiana» (16 febbraio 1802).
Il Direttore del teatro alla Scala, durante il periodo rivoluzionario repubblicano era il filosofo Francesco Salfi, calabrese, al quale abbiamo accennato. Suo merito maggiore è d'avere continuata la Storia della letteratura italiana del Ginguené. Nacque a Cosenza, nel 1759; nel 1814 esulò a Parigi; morì nel 1832. Egli ritrasse assai bene Napoleone in un sonetto. Fu egli, il Salfi, l'ispiratore e l'autore del soggetto della sconcia pantomima Il ballo del papa, del quale si è parlato a più riprese in questo libro. Dal palcoscenico salì a una cattedra pubblica: insegnò diritto pubblico e commerciale.
Il demagogo conte Porro ([pag. 152]). — Nel teatro alla Scala, la sera del 23 maggio 1796, il furibondo Porro (ch'era detto il Porrino) al vedere sull'imposta d'un palco chiuso, nella prima fila, lo stemma del proprietario, balzò per abbatterlo, chiamando con quanta voce aveva in corpo i repubblicani in aiuto della distruzione. Un ufficiale francese, ch'era seduto nel palco attiguo a quello incriminato, si fece incontro all'esaltato «cittadino» e, non giovando le parole, snudò la sciabola, lo fermò. Nella platea si levò tumulto: il disordine continuò e si sfogò nel Caffè Cambiagio, ch'era di fronte al teatro alla Scala (da Memorie del tempo).
Eugenio Beauharnais. — Su questo principe, vicerè del Regno d'Italia, che aspirava alla corona, tanto protetto quanto strapazzato dal potente padrigno, v. A. du Casset, Mémoires et correspondance politique et militaire du Prince Eugène (Paris, 1860).