«La dignità dell'uomo è riposta nella sua uguaglianza di diritto, nella sua indipendenza, nel potere sviluppare le sue facoltà morali e intellettuali, negli sforzi ch'egli fa per iscoprire la verità, nelle sue grandi idee, in un voler fermo, costante, indeclinabile. Se vuolsi con energia tutto ciò ch'è buono, tutto quello ch'è sublime, ecco la dignità dell'uomo in teoria. Volete vederla nei fatti?» (E qui si citano fatti e personaggi della storia, come il cancelliere d'Inghilterra, Tommaso Moro).


L'albero della Libertà in piazza del Duomo ([pag. 43]). — La piazza del Duomo fu campo, in epoca antecedente, a ben altre costruzioni di giubilo. Va notato.... un monte! Nel 1618, per festeggiare la nascita del «Serenissimo Principe di Spagna Filippo Prospero», secondogenito del re Filippo IV, si eresse un mostruoso monte ed impasti di figure allegoriche, aquile, chimere, cinto da una balaustrata circolare, dalla quale si ergevano contorte figure pure simboliche e urne dalle quali s'innalzavano nuvole di fumo (Miscellanea ex laboribus del padre Benvenuto del convento di Sant'Ambrogio ad Nemus, nella Biblioteca nazionale di Brera).

Il primo che piantò un albero della libertà in piazza del Duomo s'ignora chi fosse: il secondo fu un prete côrso: lo piantò vicino al caffè detto del Veronese «a vista del palazzo ove abitava il tiranno» (giornale Il termometro politico di Carlo Salvador, n. 1, giugno 1796)


I tre colori nazionali ([pag. 90]). — In una lettera del 1796 al Direttorio della Cisalpina, Bonaparte scrive: «Les couleurs nationales, que les patriotes ont adoptées, sont le vert, le blanc et le rouge». Quest'è il primo cenno ufficiale della bandiera italiana. Poi, Napoleone, nel gennaio del 1797, ordinò che la guardia nazionale milanese portasse i colori nazionali verde, bianco, rosso (Cantù, Monti e l'età che fu sua, Milano, 1879, pag. 8).


Capolavori rubati e mai restituiti ([pag. 91]). — I demagoghi francesi di Napoleone rubarono dalla chiesa delle Grazie l'Incoronazione di spine, stupenda opera di Tiziano, e il San Paolo di Gaudenzio; da San Celso il San Sebastiano del Procaccini, ecc. Non furono mai restituiti. Non fu reso un vaso etrusco antichissimo e dipinto, e via via.


Cantori evirati. — Oltre quelli, famosi, citati alle pagine 129 e 130, a Milano cantavano altri evirati soprani. Nelle funzioni religiose, si ammiravano le voci dei disgraziati Francesco Bonagazzi, Giovanni Berardi, Antonio Pirona, Luigi Del Moro (da Memorie del tempo e dal Milano Sacro del 1792).