Il tipografo Veladini pubblicava a Lugano due volte la settimana La Gazzetta di Lugano, ch'era la portabandiera del liberalismo; e i contrabbandieri, numerosi anche allora, la introducevano a Milano, dov'era letta avidamente nei circoli impazienti di novità; mentre sulle cantonate s'incollavano dai rivoluzionari penetrati a Milano stupidi manifesti incendiari, come questo: «Milanesi, massacrate il Governo, il ministro, la nobiltà, se volete liberarvi dal dispotismo, dalla prepotenza, dalle crudeltà, e così godrete la libertà».
La ghigliottina francese aveva fatto dunque proseliti; ma gli ambrosiani non si sarebbero nemmeno mai sognati di servirsene. Napoleone credeva di trovare la Lombardia nelle condizioni della Francia? Ma qui i nobili non erano odiati dal popolo, se anche, come avveniva talora, in teatro sputavano dalle loggie in platea sulle teste; nè qui i contadini mangiavano l'erbe dei fossati e dei boschi per non morire di fame. Innovazioni civili erano cominciate da un pezzo, come abbiamo visto; il tentativo d'avvicinare le classi non era mancato da parte dei patrizi più liberali; e non si aveva bisogno dei Ranza, dei Salvador e degli altri fuorusciti e cialtroni per rialzare un popolo che aveva veduto un Cesare Beccaria, un Pietro Verri, un Parini!
Quel Carlo Salvador, amico del Marat e già, a quanto dicevano, falso testimonio di delitti addossati a innocenti durante le persecuzioni di Robespierre, e predestinati alla ghigliottina, fu uno dei sobillatori più perfidi. Lo ritroveremo più innanzi.
Intanto, a Milano, si tremava al minacciato irrompere dell'esercito rivoluzionario francese.
L'esercito del Bonaparte, passato il Po, s'avanzava. Per ordine del vicario di provvisione, conte Francesco Nava, è celebrato un triduo a San Celso per implorare la Divina assistenza. Solenne processione alla basilica di Sant'Ambrogio, con le più preziose reliquie e al canto dei salmi penitenziali: le monache cantano le litanie sfilando nei chiostri: loro terrori, loro pianti disperati, e risa dei giacobini introdottisi in Milano.
Nella casa di Giuseppe Porta, il disordine non poteva penetrare. Quell'uomo, circondato dal rispetto e dalla riverenza de' figli, serbava nel santuario domestico la calma, l'ordine. Il figlio Gaspare si dava alle operazioni bancarie; e avea quindi d'uopo di testa fredda. L'altro figlio, Baldassare, era anch'esso savio e serio. Carlo sentiva bene la necessità di bandire principii liberali, di fondare istituzioni novelle rovesciando le vecchie, ma odiava le pagliacciate e gli eccessi demagogici. In una poesia inedita, rimasta incompiuta, Paricc penser bislacch d'on Meneghin repubblican, domanda:
Santa Democrazia tant decantada
In stoo secol sapient filosofista,
Comprada, promettuda e regalada,
Dove set? Cosse fet? Non t'hoo mai vista.